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1916. Cent’anni fa la Prima Guerra Mondiale (55). Carlo Alberto Lena: “Saprò morire non una ma mille volte”

Maddalena MaddaleniniAbbiamo già avuto modo di vedere come gli stati d’animo di Carlo Alberto Lena, maddalenino combattente nella Prima Guerra Mondiale, si alternassero a seconda dei momenti. Esaltazione, patriottismo, sconforto, rabbia. Facendo un passo indietro pubblichiamo una lettera dell’estate 2016, datata 22 luglio, particolarmente entusiastica e patriottica.

“Babbo carissimo, la cerimonia è riuscita benissimo. Tutti eravamo commossi e più degli altri il signor Colonnello che piangeva proprio … Egli pronunciò un elevato e patriottico discorso e alla fine invitò tutti a gridare: Viva l’Italia. Questo grido fu ripetuto decine di volte dall’eco di tutte le montagne circostanti e fu così forte, oltre che sincero, da coprire persino il rumore delle granate che passavano sopra le nostre teste. Certamente il nemico avrà anche esso udito quel grido, perché subito dopo si mise a fare un fuoco d’inferno sulla nostra linea … forse il vile ed imbecille avrà creduto che noi volessimo nuovamente attaccarlo, e sloggiarlo. Da questo poi capire” prosegue Carlo Alberto Lena nella sua lettera al padre Battista “quanto esso ci tema … povero cretino … lo compatisco … ma quanto farebbe meglio a chiedere la pace incondizionatamente … ti assicuro che ne guadagnerebbe molto…  Mi dimenticavo di dirti che sono l’ufficiale più giovane di tutto il Reggimento e come tale ho diritto d’esserne l’Alfiere e cioè il Porta Bandiera. Questo fatto, di cui io mi sento altamente orgoglioso ed onoratissimo, tralascio di commentarlo perché ogni commento guasterebbe. Sappi però che se avrò l’onore e la fortuna di portare il Tricolore, non solo fuori dai combattimenti, ma anche durante le battaglie, sappi babbo, ripeto, che saprò portarlo innanzi, saprò trascinare per mezzo d’esso tutto il Reggimento alla vittoria e alla gloria, e saprò morire non una ma mille volte per la sua difesa, per la sua gloria …”.

Parole, queste scritte da Lena, e stati d’animo, che tutt’oggi, a distanza di cent’’anni, meritano grande rispetto.

(55 – continua) Claudio Ronchi – claudioronchi@tiscali.it

Pubblicato da il 6 dicembre 2016. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.