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1916. Cent’anni fa la Prima Guerra Mondiale (56). Marinai maddalenini ed il mistero delle corazzate Benedetto Brin e Regina Margherita

Maddalena MaddaleniniPoco più di un anno dopo il sabotaggio della Brin, siamo nella notte dell’undici dicembre 1916 ed è una notte fredda e tempestosa. La corazzata Regina Margherita, sua nave gemella, sta lasciando il porto di Valona in Albania. La nave è lunga quasi 140 metri ed il suo equipaggio è composto da oltre 700 uomini e per quei tempi è considerata un vero e proprio gioiello della marineria italiana, un misto di potenza ed acciaio.

Nella tarda serata l’equipaggio libero dal servizio, sottocoperta, prepara le brande per il riposo notturno, assaporando il rientro in Italia, quando, improvvisamente, due devastanti esplosioni dilaniano lo spesso acciaio della nave e, come un pesante sasso, questa precipita velocemente verso il fondo del mare. Pochi riusciranno a salvarsi; la corazzata, affondando, porta con sé ben 671 marinai!

Anche in questo caso le cause dell’affondamento sono avvolte dal mistero, le versioni italiana parla di urto contro mine nemiche ma gli ammiragli austriaci negando la presenza di ordigni in quel tratto di mare, imputano l’affondamento ai loro sommergibili. La verità non venne mai appurata ed entrambe le versioni vennero dibattute a lungo senza alcun risultato, anche in questo caso qualche accenno al sabotaggio fu solo sussurrato.

Novanta anni dopo, alcuni subacquei hanno ritrovato, ad una profondità di circa 70 metri, il relitto della Regina Margherita. Si tratta di un avvenimento eccezionale; il ritrovamento di una corazzata della prima guerra mondiale è una scoperta di portata mondiale ed anche i telegiornali di ogni parte del mondo ne danno notizia. Le informazioni parlano anche della presenza dei resti dei 671 marinai scomparsi. Come per la Benedetto Brin, anche in questo caso, la marineria maddalenina ha dato un notevole contributo in termini di vite umane.

È giusto ricordare i nostri eroi: morì  Antonio Bertini che era fuochista ed aveva solo vent’anni; il fuochista Giuseppe Caraveo, invece, vent’anni li avrebbe dovuti compiere nove giorni dopo; morì Pietro Cappelloni, secondo capo timoniere, aveva ventidue anni; Luigi Corrà, semplice marinaio aveva appena diciannove anni; il capo furiere Vincenzo Caucci, che aveva scelto la carriera militare, aveva trentadue anni; pregustava una splendida carriera anche Giovanni Orlando che quando si inabissò con la Regina Margherita aveva 26 anni ed era secondo capo; un altro fuochista era Romeo Cordati avrebbe dovuto compiere ventuno anni una settimana dopo;  Fuochisti invece non lo diventarono mai perché morirono tutti Allievi Fuochisti: Amedeo Ferracciolo di vent’anni, Antonio Impagliazzo di ventidue,  Adolfo Ligas di ventuno, ed Andrea Perino che pochi giorni prima aveva compiuto vent’anni. Altre undici vite che insieme alle sette perdute sulla corazzata Brin fanno un tributo di ben 18 concittadini.

Il tempo e l’oblio ne hanno oramai cancellato la memoria.  Per questo, mi è sembrato giusto ricordarli tutti.

(56– continua) Gaetano Nieddu

 

Pubblicato da il 12 dicembre 2016. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.