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1916. Cent’anni fa la Prima Guerra Mondiale. Vincenzo Secci e il dirigibile Città di Ferrara (36)

Maddalena MaddaleniniVincenzo Secci era un maddalenino che, come tanti altri, e come diversi membri della sua famiglia, giunta nel corso dell’Ottocento alla Maddalena, aveva intrapreso la strada militare, nella Regia Marina. Arruolatosi molto giovane ebbe diverse destinazioni fino a quella di imbarco su un dirigibile. Nell’agosto del 1913 infatti, fu consegnato alla Regia Marina il primo dirigibile navale, l’M2, poi battezzato “Città di Ferrara”. E dopo relativo addestramento, il secondo nocchiere Vincenzo Secci ebbe l’importante incarico di timoniere.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la Marina utilizzò la sua flotta di dirigibili sia per il bombardamento delle basi della Marina Austroungarica, sia per la ricognizione e il controllo dell’Adriatico. Quando l’Italia entrò in guerra, il 24 maggio del 1915, il maddalenino Vincenzo Secci si trovava in congedo, ma il senso del dovere e l’amor di patria lo portarono a chiedere l’immediato reintegro. In pochi giorni raggiunse Jesi, in Provincia di Ancona, nelle Marche, sede operativa del “Città di Ferrara” (o M2), dirigibile posto agli ordini del tenente di vascello Castracane.

Il “Città di Ferrara era uno dei due dirigibili assegnati alla Regia Marina, l’altro era il “Città di Jesi”. Altri tre dirigibili erano assegnati all’Aeronautica e all’Esercito.

In una prima missione il “Città di Ferrara”, dopo essere stato cannoneggiato da una nave Austroungarica, tentò a sua volta di colpire una nave nemica che aveva bombardato la cittadina di Senigallia, nelle Marche, senza peraltro riuscire, con le bombe sganciate, a colpirla.

Nella notte sul 27 maggio il “Città di Ferrara”, decollato da Jesi, su ordine del Comando in Capo di Venezia, riuscì a lanciare il suo carico di bombe su alcune navi alla fonda davanti a Sebenico. Altra e ultima missione fu nella notte sul 7 giugno 1915. L’obiettivo era quello di andare a colpire il silurificio Whitehead di Fiume, sganciandovi le proprie bombe.

E qui il nostro timoniere maddalenino si meritò la Medaglia di Bronzo. La motivazione ci spiega, non solo il perché ma anche come andarono le cose. Così è scritto: “Trovandosi in congedo al momento della mobilitazione chiedeva ed otteneva di raggiungere la sua antica destinazione su un dirigibile. Timoniere provetto dirigeva il Città di Ferrara sul bersaglio nella sua ultima missione, non smentendo le sue qualità di calma e di coraggio, prima, durante e dopo la caduta in mare e la distruzione del dirigibile. 2 maggio- 8 giugno 1915”.

Degli uomini dell’equipaggio, 2 morirono mentre gli altri, finiti in mare, vennero fatti prigionieri. Tra questi Vincenzo Secci.

(36– continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 28 ottobre 2016. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.