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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 10

Primavera 1768.  Matrimoni e soccorsi

(di Claudio Ronchi) – Lo stato in cui si trovava l’originaria popolazione corsa delle isole, nella primavera del 1768, doveva essere piuttosto critico, dal punto di vista economico sicuramente ma anche morale, perlomeno dal punto di vista del parroco Virgilio Mannu. Una sorta di censimento redatto dai militari rilevava diversi nuclei familiari, con mariti e mogli, ma in molti casi, com’era usuale all’epoca, sia in Corsica che in Sardegna, erano piuttosto frequenti le convivenze, i “concubinaggi”, come poi una certa documentazione negli anni successivi testimonierà. A La Magdalena e a La Caprera le cose non dovevano essere molto diverse, visto anche che per sposarsi, fino ad allora, ci si doveva recare a Bonifacio.

Uno degli impegni del parroco Mannu dovette essere quello di portare le coppie che erano già diventate famiglie, al matrimonio. Tuttavia, fino al 1772, il registro parrocchiale non attesta alcun matrimonio, ma solo perché le prime pagine di quel libro non ci sono purtroppo pervenute. Ciò non significa però che nell’anno 1768 non ne abbia celebrato. Il censimento del quale prima si accennava riportava la presenza di 114 abitanti a Maddalena e 71 a Caprera, per un totale di 135 persone. I capifamiglia erano 21 a Maddalena (di cui una vedova) e 15 a Caprera (di cui 2 vedove). Tra le due isole c’erano 31 “figliuoli abili alle armi”, 39 “figliuoli inabili alle armi” cioè minori, e ben 49 “figlie”, cioè ragazze e donne non maritate.

Il piccolo corpo di spedizione contava invece 140 uomini, di cui 113 soldati, 5cannonieri, un amministrativo, una quindicina di sottufficiali, 2 tamburi, 2 falegnami, un cuoco, un capitano e un maggiore, La Rocchetta, il più alto in grado.

Il quale, in una lettera al viceré di Cagliari del 21 gennaio 1768, scritta in francese, riferiva che “Sia qui (a La Magdalena) che a Caprera, vi è un numero di famiglie indigenti che hanno bisogno di soccorso per sopravvivere. Questa povera gente aveva in passato la risorsa dei mercanti di Bonifacio, i quali facevano loro credito con restituzione al tempo del raccolto. Questa porta ora è chiusa per loro, perché i bonifacini non osano più consegnare alcunché; Essi non possono dunque passare l’inverno se la benevolenza di vostra Eccellenza non arriva in loro soccorso. Chiedono dell’orzo a credito per non indebitarsi troppo, impegnandosi a pagarlo al raccolto”. La Corte Viceregia di Cagliari accettò la richiesta e da Tempio furono inviati 63 saltarelli di orzo e 250 di grano, la cui distribuzione fu affidata a Pietro Millelire. (10 – continua)

Pubblicato da il 15 aprile 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.