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Caprera. Sarebbe falso il luogo della mancata cremazione di Garibaldi. Potrebbe essere un altro, per quasi 130 anni rimasto segreto

Ecco dove veramente Garibaldi voleva essere cremato!

“Siamo nel luogo dove Garibaldi desiderava essere cremato”. Non ha dubbi Anna Tola, scrittrice e biografa dell’Eroe, quando mostra il basamento circolare di granito, del diametro di circa sei metri, che lui avrebbe fatto costruire a Caprera, per accogliere il rogo che l’avrebbe dovuto cremare. Siamo a 300 passi dalla sua casa, sulla sinistra, questo luogo è delimitato da un muretto che lui ben definisce, da un’asta di ferro e una rete di un lettino che in una sua lettera menziona”, prosegue Anna Tola. Il luogo è “posto lontano dagli ulivi e dall’orto. E poi di qua si vede la Corsica e quindi Nizza …”. È emozionata Anna Tola mentre mostra quelle che ritiene le prove visibili di quanto sostiene. Tutto attorno è silenzio, l’aria, sospesa, sembra in ascolto. “Questo è un posto un po’ magico, si respira, si sente. Qui Lui aleggia …”. Claudio Ronchi

Un luogo sacro da proteggere

“Durante il mio percorso di biografa di Garibaldi ho sempre privilegiato la ricerca storica. La mia testardaggine insita nel Dna sardo mi ha aiutata a trovare innumerevoli inediti che distinguono i miei libri. Così è stato anche per Caprera. In dieci anni di permanenza, nelle mie solite passeggiate lungo i suoi sentieri mi sono sempre interessata ai luoghi cari a Garibaldi come quello destinato alla sua cremazione, e lo cercavo attraverso i numerosi scritti testamentari fatti dall’Eroe. Seguendo le sue direttive mi trovavo sempre di fronte ad un muro di sterpaglie talmente fitte, impossibili da penetrare. Finalmente dopo vari tentativi, qualche metro più su o più giù del viale adornato da maestosi oleandri, tre anni fa trovai il posto da lui prescelto con tutti gli elementi da lui descritti. Provai una sensazione indescrivibile non solo per il luogo ma soprattutto per come la natura l’aveva tenuto nascosto e protetto alla vista dell’uomo per 130 anni. Sterpaglie, rovi, e la macchia mediterranea non lasciavano penetrare neanche i raggi del sole. Infatti il pavimento di granito incastonato e disgiunto era a sua volta ricoperto di uno strato di lichene umido, di color grigio, chiaro, simile alla bambagia, habitat ideale per zanzare e altri insetti. Il tutto mi trasmetteva un senso di disagio e di tristezza. Domenica 4 settembre 2011 come era mia abitudine tornai a visitare ‘Gli orti di Garibaldi’, una sosta al lavatoio, un’occhiata al pozzo, una panoramica all’oliveto fino ad arrivare al solito riferimento, l’albero del pane, che mi permetteva di trovare il varco per accedere al luogo del mancato rogo, mancato perché, come sappiamo, Garibaldi è stato imbalsamato contrariamente alla sua volontà. Grande è stato il mio disappunto nel vedere il posto violato, ripulito dalle sterpaglie ma non adeguatamente protetto. Anna Tola

 (1- continua)

Pubblicato da il 3 ottobre 2011. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.