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Caprera. Sessant’anni fa moriva Clelia, l’ultima figlia di Garibaldi. Non dubitò mai che il Generale fosse sepolto a Caprera

 

(di Claudio Ronchi) – Il 2 febbraio del 1959, alle ore 20,40 morì serenamente a Caprera, Clelia Garibaldi, l’ultima figlia di Giuseppe. Aveva 92 anni.

Nessun dubbio sulla sepoltura del Generale, e fino all’ultimo gli portò ghirlande di fiori, da lei stessa composte, “a Papà”, diceva, e le deponeva sulla sua tomba, posta a fianco della madre, Francesca Armosino.

Ho intervistato Angela Caucci Di Monte, il 2 febbraio 2009, al termine della cerimonia di commemorazione del cinquantenario della morte di Donna Clelia. La trovai assorta, in preghiera, sulla tomba di Donna Clelia, la mano sulla tomba, gli occhi lucidi che non nascondono la commozione. Nel 1959, Angela Caucci fa aveva vent’anni, viveva a Caprera, a casa Garibaldi, a casa di Clelia. L’aveva assistita, con amore e rispetto, negli ultimi anni della sua lunga vita.

“Avevo la mia camera, abitavo con loro, donna Clelia e Clelietta, sono andata anche due volte a Livorno, con loro, nella villa di Ardenza e poi abitavo con lei. Si era instaurata questa amicizia, stretta stretta fra noi due, praticamente alleate, quello che diceva una diceva l’altra”, ricordò.

“Io avevo diciotto anni quando ho cominciato ad abitare da lei ed è continuato fino ai vent’anni, quando è morta. ‘Angela rimanga’, mi diceva Donna Clelia. ‘Lei è il mio Angelo’, e così sono rimasta fissa a casa sua per un paio d’anni”. C’era anche Clelietta …

“Donna Clelia aveva un carattere forte – ricordava Angela Caucci – ma era di una dolcezza …! Era molto generosa. Lei non era cattolica e venivano anche sacerdoti con i ragazzi. Lei li ospitava tutti. Una volta era venuto un vescovo dalla Cina, addirittura, che accoglieva, nella sua missione, le bambine assai poco considerate in Cina, allora, che spesso venivano abbandonate al loro destino. E donna Clelia gli aveva consegnato una grossa cifra di denaro per custodirle ed assisterle”.

Venivano a Caprera – ebbe a ricordare Angela – anche tanti bambini di La Maddalena … “Per la Befana facevamo le calze, con Clelietta; lei faceva gli animaletti ed io li vestivo. Con la cioccolata calda, i biscotti alla nocciola…”.

Le domandai che cosa dicesse del padre … “Mi raccontava ad esempio che l’aveva buttata in acqua appena nata, che le aveva insegnato ad esse onesta e generosa con tutti. Mio padre – così diceva –  era innamorata del padre! Donna Clelia partecipava alle feste della Marina Militare. A Santa Barbara, quando venivano i marinai in visita, era uno spasso per lei; ‘i miei ragazzi’, diceva. È stata sposata, per poco tempo, con un fiorentino; non ebbe figli. Clelietta non era proprio la nipote. Suo padre aveva sposato in terze nozze una cugina di donna Clelia. Clelietta che aveva sedici anni non andava molto d’accordo con la matrigna. Venne un’estate a Caprera e ci è rimasta quarant’anni”. I ricordi di Angela Caucci si rincorrevano, come flash.

Le chiesi della morte di Clelia. “È stato a Livorno che si è sentita un pochino male per la prima volta. Poi siamo tornate a La Maddalena. Poi, piano piano … È morta serenamente. Ricordo che era venuto un marinaio – che era infermiere dall’Ospedale Militare – per farle una iniezione. Mentre si apprestava a pungerla ci siamo accorti che era spirata. Siamo rimaste sole, io e Clelietta, l’abbiamo vestita, l’abbiamo sistemata, io l’ho pettinata. Era una cosa che le piaceva molto, lo facevo con la spazzola. L’abbiamo messa noi nella bara, tutta sistemata per bene. Era una bella bara di noce, pesante. Donna Clelia aveva un bell’abito di broccato nero, con dei fiorellini bordeaux. Il giorno del funerale – proseguì Angela Caucci – era una brutta giornata, fredda. Io non ce l’ho fatta ad accompagnarla fino all’ultimo. L’emozione mi ha impedito di scendere alla tomba, non mi piaceva vederla seppellire.  Donna Clelia non era credente quindi non c’è stata la presenza del sacerdote. Però rispettava le religioni”.

Ricordò ancora la Caucci: “Lei sapeva che io, credente, la domenica andavo alla Messa, e mi recavo alla chiesa più vicina, quella di Stagnali, dove celebrava don Giuseppe Riva. Quando ritornavo mi chiedeva: beh che cosa ha detto il sacerdote. Così le raccontavo tutto e lei mi ascoltava”.

Ogni tanto donna Clelia diceva ad Angela: “Andiamo a dare un saluto a papà, a mio padre”. Ed allora, ricordò Angela “sotto braccio, arrivavamo fin qua, alla tomba. Facevamo le ghirlandine con i rami di lentischio e con i geranei rossi a pon pon. Venivamo, piano piano, da sole. ‘Angela!’ mi diceva ‘ora papà ha i fiori!’”.

Chiesi ad Angela Caucci: Secondo lei, qui sotto, indicandole il sarcofago in granito, c’è il corpo di Garibaldi? “Ma certo che c’è!”, rispose decisa.

Donna Clelia non lo ha mai messo in dubbio? “No, no, non lo ha mai messo in dubbio. Non ha mai dubitato che il padre non fosse sepolto qui!”. Lei Angela non ha mai colto un dubbio, un interrogativo nelle sue parole, nel suo volto?

No, no, assolutamente no. Ne era convintissima. Ogni tanto mi diceva: Andiamo da papà a portargli i fiori …”. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 2 febbraio 2019. Archiviato in Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.