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Cos’è rimasto della radioattività?

Negli anni della presenza di sommergibili a propulsione nucleare a La Maddalena “c’è stato un innalzamento del livello di radioattività ma molto lieve e assolutamente al di sotto della soglia di rischio”. Ad affermarlo è stato, a Radio Arcipelago, Davide Orsini, umbro di Orvieto, docente presso la Mississippi State University – Usa, autore di una ricerca dal titolo: Vita nell’arcipelago nucleare: tecnopolitica della guerra fredda e la presenza dei sottomarini nucleari americani in Italia. “Un picco si registrò soltanto nel 1974, stando ai rapporti del CNEN, poiché probabilmente gli americani non usavano ancora dei filtri nel momento in cui accendevano il reattore per partire dalla baia di Santo Stefano. Ma è stato un episodio molto limitato nel tempo e assolutamente non preoccupate”. Riferendosi invece all’allarmismo che all’epoca, sull’argomento, anche per motivi politici, veniva diffuso, ritiene che la popolazione non sia stata sufficientemente informata e protetta “dalle istituzioni statali e dalle istituzioni militari” nel senso che, “ora sappiamo che per fortuna non è successo nulla ma se fosse accaduto qualcosa forse staremo qui a commentare un’altra storia”. Quella di Orsini è stata una ricerca iniziata nell’estate del 2009. “Inizialmente sono entrato in un dottorato di ricerca in antropologia e storia nell’Università del Michigan con un progetto di studio sulla presenza delle basi militari americani in Italia e, dovendo cominciare da qualche parte, ho deciso di venire alla Maddalena perché mi sembrava un posto molto interesse. Avevo iniziato a leggere e sentire della presenza di personaggi molto famosi nell’Arcipelago e la cosa mi incuriosiva molto. Poi ho scoperto della presenza dei sottomarini nucleari e questo mi ha portato a farmi ulteriori domande, ad appassionarmi del tema della radioprotezione, delle radiazioni ionizzanti, con tutto il problema del monitoraggio ambientale su tutti i siti nucleari e in particolare nel caso di La Maddalena”, ha detto Orsini. “La presenza giocava un ruolo particolare in quanto essendo una base militare alcune informazioni che di solito i tecnici avevano a disposizione nel caso di installazioni nucleari civili, qui non erano disponibili. Queste difficoltà iniziali dello studio della radioattività mi hanno portato a scavare in vari archivi e a approfondire il tema della radioprotezione e monitoraggio ambientale in Italia durante gli anni della guerra”. C’erano difficoltà di origine ambientale, nel senso che La Maddalena era un ambiente sconosciuto agli esperti, per sapere dove eventualmente le sostanze inquinanti sarebbero andate in caso di incidente. “Il piano di emergenza, in realtà”, ha affermato Orsini, non ha previsto l’evacuazione o la prevedeva soltanto in casi estremi. Poi c’era il problema della profilassi, di come la popolazione avrebbe potuto contenere gli effetti eventuali. In caso di un incidente ad un sottomarino il piano di emergenza di solito prevede l’allontanamento della fonte e quindi del sottomarino ed è quello che veniva previsto anche nei piani di emergenza di La Maddalena”. L’incidente al sommergibile Hartford, che fortunatamente non ha avuto conseguenze, “ha in qualche modo reso vivide e immediate quelle paure che per molto tempo sono state discusse nel salone consiliare e che serpeggiavano nella popolazione. È stato un momento ricco di ansia che ha generato tutta una serie di domande per trent’anni relegate soltanto agli esperti. In quel momento si è avuto un dibattito pubblico sui sistemi di sorveglianza, su cosa prevedesse il piano di emergenza, sull’efficienza del laboratorio allestito per il controllo”.  L’argomento è stato trattato da Orsini il 26 maggio scorso nel salone consiliare, nel corso di una conferenza organizzata dall’Ute. Erano presenti anche Carlo Papucci, uno dei primi studiosi che ha monitorato l’ambiente alla Maddalena fin dal 1975 e Roberta Del Fanti che lavora per l’Enea e si occupa di radioprotezione. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 26 giugno 2017. Archiviato in Attualità. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.