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Garibaldi non era ateo, togliete quell’attestato!

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Un falso storico sarebbe esposto al Museo Garibaldino di Caprera, quello attestante la sua adesione alla Società Atea di Venezia. Si tratterebbe dell’attestato esposto in una delle sale del Museo più frequentato della Sardegna ed uno dei più visitati d’Italia, nel sacro tempio laico del mito garibaldino. A sostenere la tesi del falso storico è Anna Tola (nella foto), scrittrice cagliaritana, bergamasca d’adozione, biografa e ricercatrice della storia di Garibaldi, autrice di tre pubblicazioni sull’Eroe pubblicati dall’editore maddalenino Paolo Sorba. “Chiedo la rimozione dell’attestato, in quanto abusivo e improprio, nonché la ricollocazione della cornice dello stesso nella sede originaria, ossia il quadro del Turletti. L’attestato, infatti, non risulta mai pervenuto a Caprera né esposto nella casa di Garibaldi” ha scritto il 3 settembre scorso Anna Tola in una lettera indirizzata all’ingegner Gabriele Tola, soprintendente BAPSAE delle Province di Sassari e Nuoro ed alla dottoressa Laura Donati, giovane direttrice del Museo Garibaldino di Caprera. Oggetto della diatriba è precisamente l’Attestato di elezione di Giuseppe Garibaldi a Presidente Onorario della Società Atea di Venezia del  1879. Intanto perché, sostiene Anna Tola, tale attestato non è stato sempre presente nel Museo. È apparso, in effetti, solo “nel 1977, scoperto durante i lavori del restauro museale, ritrovato piegato in quattro all’interno del bellissimo quadro raffigurante Garibaldi che il pittore Celestino Turletti nel 1901 donò alla vedova Francesca Armosino”. Perché l’attestato era piegato in quattro se è di molto più piccolo della cornice? Si domanda la Tola. “Un’anomalia”, scrive nella lettera. Qual che successe dopo il ritrovamento fu che il ritratto di Garibaldi venne ricollocato su una normale cornice mentre l’attestato d’ateismo venne montato nella bella cornice che conteneva in precedenza il ritratto di Turletti. “La scenografia ridontante dell’attestato” sostiene la Tola, “fa pensare non ad un dono diretto all’umile e semplice Generale ma ad una attestato probabilmente appeso presso la sede della Società Atea ad uno dei soci, in quanto vi sono pure le effigi del loro presidente e del vice. Sul lato sinistro vi sono anche due lettere di Garibaldi non autografate. Bene – afferma la Tola – nessuna delle due lettere è presente nell’Epistolario”. È vero che Garibaldi inviò al Barone Swift il telegramma “Grato accetto Presidenza onoraria Società Atea” ma “il telegramma non accenna minimamente ad alcun attestato” in quanto, afferma la Tola “a Caprera tale documento non è mai arrivato; esso infatti non è indicato nei minuziosi elenchi dei vari inventari del contenuto della casa di Garibaldi effettuati dopo la sua morte”. Ma la ragione per la quale Anna Tola chiede la rimozione dell’attestato d’ateismo di Garibaldi, al di là che si possa dimostrare o meno che di falso si tratti è un’altra. “È importante sottolineare – scrive – come Garibaldi, in tutti i suoi scritti si sia sempre dichiarato credente in Dio, nel Vangelo, di Gesù e nell’immortalità dell’anima e non nell’ateismo che viene invece suggerito al visitatore tramite l’attestato esposto che palesa quindi un grave falso storico. Così come l’anticlericalismo di Garibaldi ebbe origini politiche, anche l’ateismo cui egli fece riferimento negli ultimi anni di vita, ebbe valenza politico-culturale e non teologica, ravvisando nel clero il perdurante pericolo di egemonia sulla vita pubblica e sulla società civile”. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 22 ottobre 2010. Archiviato in News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.