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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 13

(di Claudio Ronchi) – Primi di giugno 1768, inizia la costruzione della chiesa.

Il 15 maggio 1768, con il trattato di Versailles, l’agonizzante Repubblica di Genova, indebitata fino al collo con la Francia, metteva a garanzia del proprio debito tutta la Corsica. La Francia, quell’isola, l’aveva già occupata militarmente, essendo intervenuta in aiuto di Genova contro i rivoluzionari di Pasquale Paoli. Con quel trattato, praticamente, la Corsica diventava francese.

Questo passaggio aveva fomentato speranze di riconquista delle isole dell’Arcipelago da parte corsa, magari con un colpo di mano militare, visto che attraverso questioni legali e diplomatiche non se ne prendeva testa. Da parte corsa si voleva il ritorno di queste nostre isole, passate al Regno di Sardegna con il blitz del 14 ottobre 1767, sia perché erano abitate da corsi sia perché qui c’erano terre delle quali qualche corso rivendicava la proprietà, sia perché c’erano i raccolti soprattutto il bestiame.

Nondimeno a fomentare la rivendicazione c’era la Parrocchia di Bonifacio con i suoi preti e i suoi frati. Anche costoro mal sopportavano “l’annessione” alla Diocesi anglo-gallurese di queste terre e della sua popolazione. Il vescovo Pietro Paolo Carta s’era affrettato ad istituire la Parrocchia di Santa Maria Maddalena mandandovi addirittura un canonico, don Virgilio Mannu, ma ancora nella primavera del 1768 non si era deciso a dare il via ai lavori di costruzione della chiesa. Ci fu un fatto che, probabilmente, diede lo scossone decisivo.

A fine di maggio del 1768 si presentarono a Cala Gavetta due frati francescani, provenienti da Bonifacio, chiedendo di poter effettuare una questua tra i militari e la popolazione civile. La richiesta mise in allarme sia il comandante militare sia il parroco Mannu. C’era il sospetto che costoro potessero approfittare della loro presenza a La Magdalena e a La Caprera per sobillare la popolazione corso-isolana contro i sardo-piemontesi favorendo, magari con un’insurrezione, un ritorno alla Corsica. E c’era anche il rischio, questo più che fondato, che una volta ritornati a Bonifacio i due frati francescani potessero riferire alle autorità corso-francesi sul numero dei militari presenti, sulle navi in porto e sulle fortificazioni che erano state realizzate, insomma sul sistema difensivo dell’Arcipelago. C’è da dire che non solo non furono fatti sbarcare, i due frati sospetti-sobillatori e sospetti-spie, ma furono rispediti senza tanti complimenti a Bonifacio.

Ciò tuttavia indusse, finalmente, il vescovo, anche per non scontentare pericolosamente la popolazione, a mettere mano alle casse diocesane e a dare il via alla costruzione della chiesa, ubicata al Collo Piano, l’attuale zona della Trinita. La zona fu scelta perché qui erano concentrate maggiormente sia la pur esigua popolazione corsa sia quella militare (qualcuno con famiglia).

A posare la prima pietra e a impartire la solenne benedizione fu il canonico Virgilio Mannu, alla presenza della popolazione e di un drappello di militari. I lavori erano stati affidati al mastro da muro di pietra, Agostino Pisano, tempiese. Erano i primi di giugno del 1768 (250 anni fa). Claudio Ronchi

Pubblicato da il 27 maggio 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.