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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 14

1768 (250 anni fa); l’alloggio del parroco e le sue attività

(di Claudio Ronchi) – Abbiamo visto nella precedente puntata che ai primi di giugno del 1768 era iniziati i lavori della chiesa (ci vorranno un paio d’anni perché venga completata), situata nella zona attuale della Trinita, vicina ai costruiti (e in costruzione) trinceramenti militari di granito e di legno di Guardia Vecchia e a quello che si poteva considerare un grande stazzo, laddove cioè, in diverse capanne, abitava un numero consistente di abitanti d’origine corsa. In un baraccone di tavole e travetti di lungo 25 piedi e largo 7, inizialmente destinato solo a magazzino del grano ma risultato per questo solo scopo troppo grande, fu fatta una divisione in tre parti; la maggiore destinata al magazzino del grano appunto, la seconda per l’alloggio dell’ufficiale del soldo e del cappellano, la terza per l’ufficiale subalterno. È scritto una relazione che detto caseggiato, e quindi anche l’alloggio del parroco-cappellano, era fatto di tavole, ed era coperto oltre che dalle tavole dalla pagliuola. Tavole e travetti erano giunti dalla Corsica e la ferramenta necessaria “dalle piazze del Regno”.

A costruirlo furono falegnami di Tempio che si erano adoperati per preparare le tavole per l’incastro e fare le porte e le finestre. Sappiamo dunque che don Virgilio Mannu, ancora senza la sua chiesa, aveva però nella zona di Guardia Vecchia il proprio alloggio e anche sappiamo chi erano i suoi vicini di casa… In qualcuno di questi magazzini probabilmente celebrava Messa o all’aperto nella buona stagione. Dal suo alloggio si spostava a piedi verso Cala Gavetta (ci voleva un’ora di cammino per l’impervio sentiero scosceso salvo quando qualcuno gli metteva a disposizione un mulo o un asinello), dove nel frattempo era stato costruito una piccola banchina e i primi baraccamenti e magazzini. Per recarsi alla piccola guarnigione di Caprera coma anche a visitare i circa 70 abitanti che lì abitavano, sparpagliati in alcune capanne, vi si recava con la barca dei rifornimenti, partendo da Cala Gavetta. Come con la barca dei rifornimenti don Virgilio Mannu raggiungeva la piccola guarnigione di Santo Stefano.

Diciamo che, per il momento (1768), la zona di Guardia Vecchia-Trinità rappresentava il centro della comunità militare (con il proprio comando), religiosa (col parroco) e anche in qualche maniera, sebbene in embrione, civile. Anche se c’è da dire che già dai primi anni mesi del 1768 chi avesse avuto un minimo di lungimiranza avrebbe facilmente pronosticato che in poco tempo l’asse portante di quella giovane e nascente comunità si sarebbe spostato proprio ad un’ora di cammino di là, e cioè sul mare, nella riparata Cala Gavetta e nelle adiacenti spiagge e coste di Cala Mangiavolpe e zona Renella (attuale Piazza Comando).

Un’altra considerazione: Sappiamo che i falegnami erano tempiesi, i muratori anche ed erano di Tempio e zone limitrofe anche gli spaccapietre. Costoro erano alcune decine. Essendo anche in buona parte giovani, si portarono qui, dove c’era molto lavoro, le loro famiglie, e qualcun altro di loro mise ben presto su famiglia con qualche ragazza del luogo. All’originario nucleo corso dunque cominciava ad aggiungersi, fin dagli albori, una componente sempre più importante gallurese, oltre a quella eterogenea dell’ambiente militare. (14 – Claudio Ronchi)

Pubblicato da il 10 giugno 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.