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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 16

La prima festa patronale di 250 anni fa: la festa dell’identità.

(di Claudio Ronchi) – Il 22 luglio del 1768, di 250 anni fa, fu per la prima volta la festa patronale di Santa Maria Maddalena, e per la prima volta fu la festa dell’identità religiosa e civile di coloro che abitavano le isole di La Magdalena e La Caprera. Fino ad allora questa Santa non era stata festeggiata in queste isole, la più grande delle quali di lei portava il nome, quantomeno in forma ufficiale, con una parrocchia costituita, un parroco, alcune autorità sebbene militari, una popolazione stabile.

Ognuno di costoro faceva riferimento, per le questioni religiose, che allora più di oggi permeavano la vita delle persone, ai santi dei loro luoghi d’origine: i pastori corsi a quelli della parte meridionale di quell’isola (Corsica Suttana); i soldati della guarnigione militare e i marinai delle navi ai santi venerati nei loro diversi paesi di provenienza, che erano nel resto della Sardegna, in Liguria e Piemonte; il parroco Mannu a quelli di Tempio e dintorni. Per la prima volta tutti costoro pregarono insieme, e misero i loro destini, sotto la protezione di questa Donna che per prima vide Gesù Risorto e lo testimoniò. Un momento collettivo vibrante, dunque, il primo momento di un comunità che trovava in Maria di Magdala la propria identità religiosa e, di conseguenza, civile. La parrocchia era stata istituita appena 7 mesi prima e l’occupazione militare c’era stata da 9 mesi.

Non abbiamo nessun documento o testimonianza (almeno per ora) su quella Prima Festa Patronale. Possiamo ipotizzare che la Messa solenne fu celebrata dal parroco Virgilio Mannu, all’aperto o semiaperto perché la chiesa era ancora in costruzione. Non sappiamo se ci fosse una statua a rappresentare la Santa o un quadro. Probabilmente la Messa fu celebrata di lato all’attuale chiesetta della Trinita, in quello che era il centro del villaggio civico-militare. In quella campagna infatti s’affacciavano gli usci delle semplici capanne degli (ex) corsi, già divenuti sudditi del Re Savoia di Sardegna; e c’erano le fortificazioni e i baraccamenti che erano stati realizzate nell’attuale batteria della Trinita, che erano divenuti anche alloggi degli ufficiali e dei sottufficiali, dalla truppa e del parroco. Era lì che si svolgeva, in embrione, la vita della nascente comunità.

Il parroco Mannu celebrò Messa di fronte all’altare da campo in legno (forse per l’occasione se ne fece costruire uno più “importante”, amovibile), forse col viso rivolto ad una roccia di granito, certamente dando le spalle ai fedeli, come era previsto dal rito Tridentino. Probabilmente con qualche chierichetto scelto tra coloro ai quali da qualche mese impartiva lezioni di catechismo.

Sarebbe stato bello conoscere cosa pronunciò nell’omelia; se, oltre al ricordo della vita della Santa e agli ammonimenti ai presenti, ci fosse da parte sua la consapevolezza del momento “topico” che si stava vivendo. Dopo la Messa ci fu la processione? Ci fu un momento di festa con della musica e qualche ballo? Quasi certamente, essendo questa usanza sia corsa che della Gallura (nel senso dell’approvazione da parte del parroco). La leggenda diceva che Santa Maria Maddalena trovò rifugio tra queste isole durante una tempesta mentre era diretta in Provenza. Possiamo pensare che quel venerdì del 22 luglio del 1768, non ci fosse una ponentata(16 – continua)Claudio Ronchi

Pubblicato da il 22 luglio 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.