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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 2

Con le truppe d’occupazione arriva don Demontis

(di Claudio Ronchi) – La presenza di un prete, tra le fila del piccolo corpo d’occupazione, che mercoledì 14 ottobre 1767 aveva “conquistato”, senza colpo ferire, le isole di Maddalena, Caprera e Santo Stefano, contribuiva a tenere a bada le soldataglie spesso raccogliticce e i marinai dei regi legni sardi. Mentre portare un prete ad una popolazione che non ne aveva, ne avrebbe acquistato, probabilmente, i favori. Si pensi solo che per battezzare i bambini, e per i matrimoni, gli isolani dovevano andare Bonifacio, ma ancor peggio, quando uno moriva (e allora si moriva molto facilmente, soprattutto per le malattie ma anche di morte violenta), difficilmente poteva avere una benedizione, un’estrema unzione, né da moribondo né da morto, perché di preti in zona non ce n’erano.

Oltretutto, per seppellirlo, bisognava portarlo nel piccolo cimitero di San Michele del Liscia, vicino Palau, adiacente dell’antica chiesetta rurale, risalendo il fiume.

Quando, il cappellano don Michele Demontis, celebrò la prima Messa? E dove? Sicuramente all’aperto o sotto una tenda, in zona della Guardia, forse, oppure a Cala Chiesa dove alcune delle navi del Regno di Sardegna quel mercoledì avevano attraccato.

La conquista della Maddalena avvenne a tarda sera e da alcune relazioni si deduce che la giornata fosse piuttosto autunnale, che il tempo fosse ventoso, e fresca la temperatura. Le condizioni climatiche dell’epoca erano ben diverse da quelle attuali. Erano infatti, quelli, i decenni che preparavano alla cosiddetta Piccola Glaciazione, fenomeno che interessò poi l’Europa, e quindi l’Italia e la Sardegna, per parte dell’800, con temperature davvero basse. Per cui è plausibile che la Messa di ringraziamento sia stata celebrata il giorno successivo, cioè giovedì o meglio ancora, la domenica successiva. Certamente una Messa fu celebrata nel giorno di domenica 18 ottobre 1767, e fu in latino, secondo il rito Tridentino.

Ma non c’era solo, da parte di chi occupava, la preoccupazione di dare assistenza spirituale alle truppe e agli isolani. Con la presenza del prete queste isole sarebbero subito appartenute alla diocesi sarda (del Regno di Sardegna) di Ampurias e Civita, togliendo, “manu militari” la giurisdizione ecclesiastica alla parrocchia corsa (della Repubblica di Genova) di Bonifacio, che di fatto fino ad allora l’aveva esercitata. (2-continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 23 febbraio 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.