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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 22

1768 (250 anni fa): Le premesse per uno sviluppo; I nati il doppio dei morti

(di Claudio Ronchi) – Abbiamo ritenuto nella scorsa punta che, verosimilmente, il 14 ottobre 1768 sia stata celebra una Messa solenne nel primo anniversario della fondazione di Maddalena. Ma dove fu celebrata? Al Collo Piano (attuale Trinita) vicino alla chiesetta in costruzione.

I lavori, su progetto e calcoli dell’ingegnere militare Buzzolino, erano iniziati a giugno del 1768 ad opera del mastro di Tempio Agostino Pisano. Costui, terminato lo scavo delle fondamenta (che non dovettero essere molto profonde considerata la forte presenza di granito), già dal mese di luglio cominciò a tirar su il muro perimetrale per il quale aveva necessità di utilizzare la calce. Non trovandosene fino a Tempio, fece domanda ai comandi militari, tramite il vescovo, di averne in prestito da quella utilizzata le per le costruzioni militari. Gliene fu assegnata un po’, a patto che si impegnasse per la restituzione. I lavori procedettero ma ad ottobre erano ancora in alto mare e di lì a poco si sarebbero interrotti per la prima volta, anche perché mancavano le pietre che gli isolani si erano impegnati a reperire e trasportare.

In quell’anno però molte cose erano cambiate. La presenza del sacerdote aveva assicurato l’amministrazione di 6 battesimi (Assunta Maria Ornano e Maria Avigià il 31 gennaio, Assunta Zonza il 27 marzo, Santa Zicao il 24 giugno, Maria Millelire il 6 agosto e Pasquale Polverino Culiolo il 26 ottobre); la celebrazione almeno di un matrimonio a maggio (tra il militare “S. Domenico” ed una giovane isolana); la celebrazione di tre funerali (Giuseppe Ornano il 9 agosto, Giovanni Bruscher di 40 anni il 15 settembre e S.Michele il 2 ottobre, questi ultimi due militari del Corpo Franco). Una comunità giovane e sana quella isolana, e prolifera, che sebbene non ci fossero le medicine di oggi vantava nati in numero doppio rispetto ai morti (6 a 3); a differenza di ora, tempi in cui registriamo l’esatto, triste, contrario.

Abbiamo concluso la puntata precedente scrivendo che i “civili” isolani d’origine corsa, a quel punto, col grido “Viva chi vince”, si erano tutti o quasi convinti d’aver fatto la scelta giusta. Alcuni motivi li abbiano già visti. A questi c’è da aggiungere che molti di loro, col passaggio di stato, s’erano affrancati dai padroni corsi, diventando proprietari del bestiame. Che in numero sempre più numeroso cominciavano a “lavorare” per il re sabaudo, offrendo manodopera e servizi (come abbiamo già avuto modo di vedere). Ma c’era anche un altro aspetto molto importante. Quello di una maggiore sicurezza rispetto al rischio, tutt’altro che teorico, di incursioni islamico-barbaresche.

Del resto, in quel lontano 1768 c’erano tre isolani che erano stati catturati qualche anno prima, durante un’incursione barbaresca, ed erano ancora schiavi nel Nord Africa. E a metà di quell’ottobre 1768 ben 12 galere tunisine erano state avvistate tra la Corsica e l’Arcipelago.

(22 -) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 6 novembre 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.