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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 23

1768 (250 anni fa): Un 2 novembre di preghiere e di terrore

Per la prima volta, il 2 novembre di 250 anni fa (1768), ci fu all’Isola la commemorazione dei defunti, dei morti più “freschi”, dei più recenti, e di quelli deceduti negli anni precedenti e più lontani. Una Messa in loro suffragio fu celebrata dal parroco Virgilio Mannu anche se non fu possibile per gli isolani (probabilmente) portare un fiore sulle loro tombe.

I cari defunti infatti giacevano molto lontano da Maddalena e Caprera (almeno per quei tempi); o a San Michele del Liscia (fuori Palau) o addirittura in Corsica, oltre le Bocche di Bonifacio. I morti più freschi, dell’ultimo anno, il primo della storia ufficiale della comunità isolana, erano stati due: Domenico Gambarella, deceduto il 13 ottobre 1767 all’età di 56 anni e Giuseppe Ornano morto il 9 agosto 1768. Il primo, Gambarella, aveva lasciato la moglie vedova, un figlio minorenne e una figlia. Anche il secondo lasciò una vedova, un figlio maggiorenne e due figlie. In queste due famiglie, secondo le usanze corse, si osservava ancora il lutto stretto, in particolare la vedova che non usciva di casa e indossava il “nero” almeno per due anni. Erano morti in quell’anno anche due militari e non si sa se e dove ci fosse qualcuno che ancora piangeva e pregava per la loro anima. La messa celebrata e le preghiere recitate in quel “giorno dei morti” di 250 anni fa, da don Virgilio Mannu, erano per tutti costoro.

All’epoca, quelle giornate, non erano soltanto di preghiera, dolore, ricordo, nostalgia per chi non c’era più ma anche di paura se non di terrore. La tradizione corsa, e quegli abitanti erano corsi, voleva che nella notte tra l’1 e il 2 novembre i morti tornassero presso le loro capanne e presso i loro familiari. E costoro, in quella notte, dovevano lasciare aperta la porta perché i loro morti potessero entrare e consumare, senza essere visti, la cena che gli avevano lasciato. Essendo in genere casupole ad un vano si può immaginare, in quelle notti buie, perché al buio e in silenzio si doveva rimanere, il terrore di grandi e piccini e l’ininterrotta recita di preghiere fino al sorgere del primo sole. Dunque, né a Maddalena, circa 115 abitanti, né a Caprera, circa 70, più una ottantina di militari, ai quali si aggiungeva manodopera per un paio di decine d’unità utilizzata per le fortificazioni, esisteva un cimitero.

Prima dell’occupazione militare sardo-piemontese del 1767 e nei primi anni successivi i seppellimenti avvenivano, com’è noto, presso la chiesetta di San Michele del Liscia, nelle campagne di Palau. Alcune sepolture venivano effettuate nella zona di Cala Chiesa e, pare, nell’isola di Santo Stefano (in entrambi i casi si trattava però di terreni sconsacratati). Bisognerà attendere la fine dei lavori della chiesa parrocchiale al Collo Piano (1770) per il primo seppellimento all’Isola in luogo consacrato. (23 – continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 26 novembre 2018. Archiviato in Cultura,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.