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I 250 anni della Parrocchia di S.Maria Maddalena (La Maddalena) 9

Aprile 1768. Il parroco: dalle celebrazioni pasquali a mediatore culturale

(di Claudio Ronchi) . Come procedeva la vita parrocchiale di Santa Maria Maddalena nell’aprile 1768, a poche settimane dalla sua istituzione? Intanto il nostro bravo parroco, don Virgilio Mannu, aveva celebrato la Settimana Santa, per la prima volta in queste isole, perlomeno da quando i monaci benedettini del Medio Evo avevano lasciato le isolette (Santa Maria, Santo Stefano e forse la stessa isola madre) a causa delle incursioni islamico-barbaresche. Certamente non poté salire a Tempio, o meglio a Castelsardo, sede della Diocesi (come fanno ora i nostri preti) per la Messa Crismale (e rimane un problema sapere come poi gli siano giunti gli olii sacri) ma certamente il Venerdì Santo celebrò la Via Crucis, all’aperto probabilmente. La giornata di Pasqua 1768 dovette cadere in aprile, e c’è da ritenere che alla Messa fossero presenti, oltre ai militari anche tanti civili che abitavano le isole di La Magdalena e La Caprera.

Di chiesa ancora non ne aveva, il nostro parroco (la costruzione inizierà a giugno), pur tuttavia gli era stato assegnato un piccolo alloggio, uno dei primi ad essere stato costruito, nella zona alta dell’attuale regione Trinità. Tra le attività che svolgeva c’era sicuramente quella del catechismo ai bambini ed agli adulti, le messe domenicali e magari anche infrasettimanali, le confessioni e le comunioni. Aveva celebrato un funerale e tre battesimi. Un ruolo che il parroco probabilmente dovette esercitare fu quello di interprete, oggi si direbbe di mediatore culturale. Qui infatti erano diverse le lingue e dialetti che si parlavano; il corso da parte degli abitanti originari, il cagliaritano-campidanese da parte dei militari occupanti, oltre al piemontese, e anche un po’ di gallurese, visto poco dopo l’occupazione militare di qualche mese prima (14 ottobre 1767), era stati fatti arrivare d Tempio, per realizzare fortificazioni e casermaggi, falegnami, taglia pietre e ferraioli. Gli atti e le lettere ufficiali venivano redatti in francese.

Lui il nostro canonico della collegiata di Tempio, che gli atti ufficiali li scriveva invece in latino, ma che probabilmente masticava un po’ di francese (era un uomo che aveva studiato), probabilmente capiva il cagliaritano-campidanese, e da buon gallurese era in grado di comunicare agevolmente con i corsi indigeni. Ebbe a svolgere quindi, il canonico Virgilio Mannu, anche un ruolo di trait d’union, o come oggi si direbbe di mediatore culturale, tra le diverse comunità non particolarmente affini, che abitavano, da pochissimo tempo, queste isole, e che costituivano erano la sua parrocchia e i suoi parrocchiani. (9- continua)

Pubblicato da il 9 aprile 2018. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.