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La Maddalena. (1) Angelino Canu, guerra, sacrifici e delusioni; Speronai il Proteus e diedi il braccio a Mussolini

(di Claudio Ronchi) Nel 1977 un signore di Mantova scrisse ad Enzo Tortora, il presentatore della popolare trasmissione televisiva “Portobello”, chiedendo di ritracciare “un mio carissimo compagno d’armi che mi salvò la vita”. L’uomo ricordava che fosse sardo, che si chiamasse Canù, e che fosse dell’isola di La Maddalena. Entrambi, nell’ottobre del 1942 erano imbarcati sulla torpediniera Antares. Il sergente nocchiere Canù altri non era che Angelo Canu. noto Angelino. Collaboratori di Enzo Tortora presero contatto con lui ma non volle presentarsi in trasmissione. Era ancora troppo deluso per come erano stati trattati lui e coloro che avevano sacrificato una parte della loro gioventù alla patria, troppo grande ancora l’amarezza. Ecco la sua storia Canu, così come la raccontò qualche anno fa …

Speronai il Proteus e diedi il braccio a Mussolini

Ero io, il 29 dicembre 1940, al timone del torpediniere Antares quando speronammo il sommergile greco Proteus. Fui io, il 7 agosto 1943, a porgere il braccio a Mussolini prigioniero, mentre sbarcava dalla nave proveniente da Ponza e col motoscafo dell’ammiraglio Brivonesi lo portai alla banchina di Padule dalla quale poi proseguì in macchina verso villa Webber”. A raccontare la sua vita, che in alcuni momenti si è incrociata anche con la grande storia, fu lo stesso Angelo Canu, noto Angelino, classe 1915, deceduto qualche anno fa. Andai a trovarlo nella sua casa di Moneta. L’allora 93enne ex sottufficiale, ex timoniere ed ex nostromo della Regia Marina, con due campagne di guerra sulle spalle, pluridecorato, mi accolse, con la moglie Rita ed il figlio Nino, nella sua bella casa, in una grande stanza con un grande camino accesso. All’ingresso c’erano quadri e stampe raffiguranti nave da guerra, fotografie di militari, encomi, diplomi e medaglie. Un piccolo ‘santuario’ di chi la guerra l’ha fatta davvero, rischiando spesso la vita, salvando molte volte quella di altri. “Quando finisce la guerra, sarete voi i padroni dell’Italia” gli diceva il suo comandante. “Alla fine della guerra invece – affermò con amarezza Angelino Canu – i posti furono occupati da altri, anche dagli imboscati. E noi dovemmo soffrire”.  Angelino Canu nacque ad Alghero il 27 giugno 1915, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Anni duri, difficili, nei quali alla miseria propria e storica della Sardegna si sommava quella derivante dalla lunga ed estenuante guerra. “Mio padre – raccontò – era un ortolano. Ebbe problemi e glielo portarono via, l’orto. Io avevo uno zio a Maddalena che si interessò di noi e riuscì a trovare a mio babbo un lavoro a Santo Stefano, da Battista Serra. Io ero un ragazzo di 11 anni. Ci trasferimmo a Santo Stefano e lì mio padre faceva l’ortolano. Io lo aiutavo. Erano tempi duri, molto duri. C’era la fame” proseguì Angelino. “Eravamo molti figli. Andavo a raccogliere la cicoria in campagna e la portavamo al Mercato, a zì Giustina Pais e ci dava pochi soldi con i quali compravo il pane e un po’ di ricotta da portare a casa. Mio padrino faceva il pastore ed andai ad aiutare lui. Divenuto più grande mi richiamarono in Marina. Andai al gruppo Centro, sempre a La Maddalena, dove mi vestirono, mi diedro le scarpe e la divisa. E mi imbarcarono poi su una nave. Era il 1936 o il 1937. Ho partecipato, da imbarcato, alla guerra di Spagna. Con la nave facevamo servizio di scorta ai mezzi che trasportavano truppe e materiali”. (1- continua)

Pubblicato da il 6 maggio 2019. Archiviato in Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.