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La Maddalena. (2) Angelino Canu, guerra, sacrifici e delusioni; Speronai il Proteus e diedi il braccio a Mussolini

(di Claudio Ronchi) – Dopo la campagna di Spagna Angelino Canu non ebbe molto tempo per riposarsi. Nel frattempo si era raffermato, aveva messo la firma, come un tempo si diceva, rimanendo sotto le armi, comunque con uno stipendio, con la possibilità di fare un po’ di carriera e girare anche per il mondo. Quando l’Italia entrò in guerra, la Seconda Guerra Mondiale, Canu era stato promosso primo nostromo. “Trasportammo, col cacciatorpediniere Antares, sul quale ero stato imbarcato – ci raccontò – gli Alpini che andavano a Valona, in Albania e che poi finivano in Grecia. Una volta, da Brindisi, scortammo alcune navi che trasportavano gli Alpini. Alti e grossi giovanotti, che sembra che si potessero mangiare il mondo. Un sommergibile nemico ci attendeva però all’uscita del porto e silurò una delle navi. Quei poveri ragazzi, gli alpini, vestiti pesantemente, con tutto l’equipaggiamento da guerra, moschetto compreso, si buttarono in mare. Io ero primo nostromo, li vedevo cadere in acqua. Non sapevano nuotare. Di loro non rimase altro, a galleggiare, che il cappello con la piuma. Fu un macello!”.

Gli occhi lucidi dell’anziano ex sottufficiale della Regia Marina Italiana non nascosero l’emozione quando, a distanza di quasi settant’anni ricorda questi tragici avvenimenti. “Il sommergibile nemico era greco – proseguì Angelino Canu – tornò alla base, in Grecia, e fece festa. Per loro era stato un trionfo! Successivamente si ripresentò, la largo del porto di Brindisi. Stavamo scortando la nave ‘Sardegna’. Era carica di soldati diretti in Grecia. Noi, dell’Antares l’avvistammo. Era con tutta la torretta di fuori! Sparammo! Lo colpimmo! Si capovolse! Il comandante mi gridò: Canu, mettigli la prua addosso! Mettigli la prua addosso! Sparammo ancora! Passò sotto la nostra chiglia, e, di dietro, gli buttammo le bombe da cento, di profondità. Lo affondammo. Anche la nostra nave ebbe seri danni ma, ringraziando il Signore, non andammo a fondo. Le paratie stagno avevano resistito. Rimanemmo a galla, ma con una parte del sommergibile Proteus attaccato alla chiglia. Tornammo a Brindisi. Ci fecero una grande festa. Un grande pranzo. Poi tutto l’equipaggio dell’Antares fu portato in festa per le strade di Brindisi!”. Era il 1940. (2 – continua)

Pubblicato da il 8 maggio 2019. Archiviato in Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.