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La Maddalena. (2) I ricordi di Giuseppina Palomba, morta a 103 anni

(di Mario Terrazzoni)Lo scorso 1° luglio è deceduta ad Alghero, Giuseppina Palomba. Aveva 103 anni.  Nel 2014, quando aveva 98 anni, fu ospite di Radio Arcipelago dove, intervistata da Gianfranco Impagliazzo raccontò la sua storia (2^ e ultima puntata)

“In quegli anni si andava a lavare nelle ‘vadine’ o della Renella o di Rachela o a Cala Chiesa. Quando pioveva venivano, a Cala Chiesa, anche da Piazza Barò per lavare i panni. C’erano tre vaschette che si riempivano. La prima era sempre di zì Marietta Chiacchierò, che lavava tutta la roba dei marinai e della Marina. Le altre due vasche dovevano essere svuotate a secchio a secchio. Poi c’era un grande vascone che si riempiva quando pioveva molto, nel quale ci stavano una ventina di donne su due lati. L’acqua scorreva e risultava sempre pulita. Si lavava con il sapone, senza detersivi vari…”.

Quali erano allora i negozi? Le ha domandato Impagliazzo. “C’erano diversi negozi: Maria Colonna, il marito zì Micheli Colonna che lo aveva in piazza Comando. Poi c’era Marchioni che vendeva generi alimentari, petrolio per candele e vino. Il vino veniva trasportato da Sorso con le botti.  Poi c’era Baffigo con le sue bibite. Di fronte a lui lavorava mio padre che faceva il calzolaio. Lì abitavano i Maninchedda e zì Leopoldo Spanu che aveva l’orto a Padule. Poi c’era il cantiere di lavoro dei Mordini – Vasino. In quella falegnameria è morto il sig. Alessandro Manzoni in un incidente sul lavoro. Quando successe stavo passando di là ed ho sentito le urla…”.

E la scuola? “Non c’era la scuola a Due Strade, per quella si andava al Palazzo Scolastico. Ho conosciuto una Scuola Elementare dove la maestra era Mariangela Ornano, si trovava vicino alla falegnameria dei Mordini. Noi andavamo all’Asilo San Vincenzo, dove si pagava, poi per le Elementari andavamo al Palazzo Scolastico. Io ho fatto fino a qualche mese della Quarta Elementare L’ultima maestra che ho avuto era la maestra Melis, era già anziana. Ero molto brava in matematica e quando non frequentai più mandò la Guardia Comunale a casa, per farmi tornare a scuola. Non c’erano auto ma c’erano carri a buoi e carriole di acqua che veniva venduta”.

Un elemento di unione fra i vari quartieri era Antonareddu. Lei lo ricorda? Ha chiesto Gianfranco Impagliazzo. “Era simpatico passava con un corno e faceva l’annuncio. Poi c’era un altro che passava a vendere i giornali al grido di ‘Giornali d’Italia!!! La Domenica del Corriere!!!’. Ricordo il grande Carnevale organizzato quando c’era l’ammiraglio Deffenu, molto belloDurante il Fascismo ho partecipato alle manifestazioni, ai saggi… Le dico la verità, non mi piacevano molto perché c’erano i soldati di Mussolini che erano i padroni della piazza. Quando passava il gagliardetto, se lei non lo salutava gli davano una manganellata e quando facevano l’ammaina-bandiera, loro se ne infischiavano o se ne andavano”.

Domanda sui giochi: quali erano? “Da bambini giocavamo a saltare con la corda, a girotondo, a marroccula, a picchiarane. La bambola me la facevo di pezza e mio padre gli disegnava la bocca, il naso e gli occhi. Adesso La Maddalena è più bella perché è più costruita e più ordinata. Quando sono andata via c’era l’Arsenale che dava lavoro a 200 famiglie ed era un grande aiuto. A Cava Francese c’era tanto lavoro e anche falegnamerie ed edilizia. C’era l’Ospedale Garibaldi con signora Ines, una infermiera alta e grossa. C’era un garibaldino ricoverato e ogni domenica veniva la macchina dell’ammiraglio per portarlo a Caprera e stava sino alle 16:00 alla Tomba di Garibaldi. Credo fosse veneto”.  (2 – fine) Mario Terrazzoni

Pubblicato da il 10 luglio 2019. Archiviato in Brevi,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.