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La Maddalena. (5) Angelino Canu, guerra, sacrifici e delusioni; Speronai il Proteus e diedi il braccio a Mussolini

Il 9 settembre del 1943, all’ora di pranzo, un battaglione di arditi Alpenjager comandati dal colonnello Ranke iniziò l’occupazione di La Maddalena. L’8 settembre c’era stato l’armistizio e gli alleati di ieri, i tedeschi, erano diventati i nemici di oggi. “Mi trovano nella banchina dell’ammiragliato e aspettavo l’ammiraglio Brivonesi per accompagnarlo a Palau” raccontò Angelino Canu. “Ad un certo punto vidi due motoscafi tedeschi, grandi, arrivare da Palau. Sotto, nella stiva, c’erano i soldati tedeschi coperti dai tendoni. Quando sono arrivati in banchina sono andato io a prendere la cima per passarla alla bitta. Improvvisamente li sentii urlare in tedesco e vedi uscire fuori dalla stiva tutti questi ‘briganti’. Sembravano dei lupi. Erano parecchi. Sbarcarono da una parte e dall’altra della banchina dell’ammiragliato. C’era un ufficiale che impartiva, urlando, gli ordini. I soldati scattavano come molle. Formarono immediatamente due plotoni, uno si diresse al Circolo Ufficiali, l’altro alla Difesa. Io scappai …” raccontò Canu. “Mi diressi verso i Colmi, dove avevo rifugiato mia moglie, in una casa dei Chinelli. Giunsi senza divisa e senza berretto. Avevo paura che mi arrestassero, per questo mi spogliai, tolsi la divisa da sottufficiale della Marina. Vidi poi i tedeschi che si dirigevano verso Guardia Vecchia. I tedeschi aprirono il fuoco. Avevano arrestato Brivonesi, e lo portavano in giro per Maddalena, per convincere le batterie a non sparare contro i tedeschi. Dopo alcuni giorni che rimasi nascosto ai Colmi ritornai al Comando Marina e mi mandarono al Gruppo Centro”. Finalmente la guerra terminò ma non le tribolazioni. “Finita la guerra sono stato preso a calci nel sedere” disse Angelino Canu. “Avrei dovuto riprendere gli imbarchi e stare lontano da casa. Per cui mi congedai”.  Venne nominato guardiano della batteria di Punta Coda, a Caprera. Senza stipendio ma con l’abitazione a disposizione, e la possibilità di coltivare l’orto, avere del bestiame, cacciare e pescare. Solo dopo il 1957 mi vennero riconosciuti i diritti maturati in Marina e durante la guerra. E mi diedero anche le decorazioni. Partecipai ad un concorso a Roma, per i reduci.  Fui uno dei primi e venni assunto guardiano al Genio Marina. Da Punta Coda ci trasferimmo al borgo di Stagnali. Angelino Canu così concluse amaramente il racconto: “Quando ero imbarcato in Adriatico il nostro comandante ci diceva: quando finisce la guerra, sarete voi i padroni dell’Italia. I posti però furono occupati dagli imboscati. Noi che la facemmo, la guerra, dovemmo soffrire e con noi i nostri familiari”. (5 – continua)

Pubblicato da il 17 maggio 2019. Archiviato in Brevi,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.