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La Maddalena. (6-Fine) Angelino Canu, guerra, sacrifici e delusioni; Speronai il Proteus e diedi il braccio a Mussolini

(di Claudio Ronchi) – Punta Coda (Caprera), è lontana ed isolata oggi, con le auto e la strada asfaltata. Figuriamoci nel 1945! Lì tuttavia, Angelino Canu, reduce di guerra, e la famiglia, trascorsero diversi anni. A soffrire maggiormente della solitudine furono la moglie Anita ed i figli. Il piccolo Nino (nella foto col padre metre tirano da terra le reti), per frequentare le elementari di Stagnali, una pluriclasse installata in un camerone della ex caserma dei bersaglieri, doveva svegliarsi molto presto la mattina e recarvisi a piedi da solo, percorrendo la strada sterrata o attraverso le scorciatoie. Quando fu il momento di passare all’Avviamento le cose si complicarono. C’era da raggiungere il palazzo scolastico a La Maddalena. E il giovanissimo Nino, non essendo figlio né di militare né di dipendente civile dello Stato, non aveva diritto di salire sulla motozattera che ogni mattina collegava Stagnali col porto di La Maddalena. Un comandante umano e comprensivo lo faceva comunque imbarcare ma era pur sempre un ‘abusivo’, come veniva spesso bollato dagli altri ragazzini …I disagi per Nino furono enormi. La scuola era di mattina e di sera. “A pranzo mangiavo un panino che mi preparava mia madre; ci mettevamo vicino alla scuola, con alcuni studenti di Palau, anche loro in estremo disagio”, ricorda Nino. “Qualche volta, siccome portavo uova, pesce o carne che mio padre mi dava da consegnare alla trattoria Kersevan, a Bassa Marina, mi facevano trovare, all’una, un piatto di minestra calda. Mi era di grande conforto. Le cose migliorarono quando iniziò la refezione, alla quale potei accedere però, dopo qualche tempo, non senza difficoltà”. Poi le cose migliorarono. Da Punta Coda la famiglia Canu nel borgo di Stagnali, allora fortemente abitato e Angelino, come abbiamo visto nella puntata precedente, partecipò ad un concorso a Roma, per i reduci, e venne assunto in qualità di guardiano al Genio Marina. Il momento del riscatto giunse anche per Nino, grazie alla sua caparbietà ed alla sua giusta voglia di migliorare. “Devo ringraziare due persone”, riconosce a distanza di tanti anni. “Un maresciallo di Finanza il quale mi disse: se ti piace questa professione non devi far altro che prenderti la licenza dell’Avviamento. Con quel diploma assumono nella Finanza di Mare, e puoi anche fare carriera. “La licenza dell’Avviamento la presi con la forza di tutta la determinazione e la rabbia che avevo in corpo, nonostante i grandi disagi che dovetti affrontare e grazie anche alla professoressa Ornella Toxiri che mi capì e mi aiutò molto, a differenza di altri insegnanti i quali dicevano che non era necessario che tutti dovessero prendere il diploma … Licenza che una volta finalmente ottenuta, dopo gli esami, portai di corsa alla caserma della Guardia di Finanza. Lì mi compilarono la domanda e pochi mesi dopo partii per i corsi”.  Nino, in Finanza, la carriera l’ha fatta, fino brigadiere capo. Trascorse molti anni a Venezia, da motoscafista, come il padre, “ed ebbi l’onore di portare il patriarca di Venezia, poi divenuto Papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I”, in pensione da diversi anni, concluse la carriera a La Maddalena. Tutte queste cose ci furono raccontate dieci anni fa, nel 2009, a casa di Angelino Canu, davanti ad un camino acceso e alle decorazioni e fotografie che sono state mostrate in questa e nelle puntate precedenti. Angelino Canu, il padre di Nino, è deceduto a La Maddalena il 23 dicembre 2009. (6– Fine) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 21 maggio 2019. Archiviato in Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.