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La Maddalena. Papà non piangere, “Quando vedrai l’arcobaleno che collega la terra con il cielo, sappi che io sono là”

La Maddalena. A dieci anni dalla morte di Alessia Guccini:

“Non piangere papà. Quando vedrai l’arcobaleno che collega la terra con il cielo, sappi che io sono là”

(di Claudio Ronchi) – Ieri ricorrevano i dieci anni dalla morte di Alessia Guccini, la giovanissima isolana strappata prematuramente alla vita da una malattia crudele, contro la quale ha lottato con coraggio e con fede. Una Messa in suffragio è stata celebrata in Santa Maria Maddalena.

La scrittrice Paola Bignardi, che su Alessia Guccini ha scritto un libro, così la ricorda: “Alessia scivolò dolcemente nella morte il 25 luglio 2009, dopo 10 mesi di una malattia che per lei ha costituito il tempo della maturazione, quello in cui ha imparato tutto ciò di cui la sua vita aveva bisogno, con una accelerazione sorprendente. Alla morte si era preparata senza paura, quasi immaginando il messaggio che alla sua scomparsa doveva essere legato e cioè quello di una vita che continua in uno scambio tra terra e cielo, naturale, ininterrotto. L’arcobaleno è stato per lei il simbolo di questa comunicazione, solo in una dimensione nuova della vita. Negli ultimi giorni al papà accorato, affranto (ora deceduto anche lui, nda), aveva detto: ‘Non piangere papà. Quando vedrai l’arcobaleno che collega la terra con il cielo, sappi che io sono là’. E dei colori dell’arcobaleno fu la sua bara, ad indicare la vitalità festosa della sua giovinezza ma anche quella pace tra la terra e il cielo che sarebbero rimasti in continua incessante comunicazione”.

Quel 25 luglio di 10 anni fa, ebbe a ricordare Margherita Scarpaci, “rapido passò via un temporale, e subito lasciò incredibilmente il posto ad un arcobaleno proprio nel momento in cui l’intera comunità, radunata sul sagrato della chiesa di Santa Maria Maddalena, rendeva ad Alessia l’estremo saluto”.

La cosa che mi ha colpito di più, ha scritto Paola Bignardi, “è stata la lucidità con la quale Alessia ha affrontato la sua malattia, e con cui Alessia s’è posta di fronte alla vita. Dentro questo percorso è nata un’apertura alla fede, che era in Alessia, ma che per sua stessa ammissione era una fede molto ‘bambina’”.

“Prima pregavo Dio – ha scritto Alessia nel suo diario – quando ne avevo bisogno e poi persino mi dimenticavo di ringraziarlo”. Dopo pregava: “Non Ti chiedo di togliermi questa sofferenza, Ti chiedo di aiutarmi ad attraversarla”.

Pubblicato da il 26 luglio 2019. Archiviato in Attualità,Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.