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La Maddalena. Dieci anni fa (16 maggio 2008) chiudeva l’Arsenale

   (di Claudio Ronchi) – Venerdì 16 maggio 2008 in Arsenale, a Moneta, venne celebrata la Messa di chiusura della struttura militare. A celebrare la funzione furono i tre parroci cittadini, don Domenico Degortes (che presiedette), don Paolo Di Domenico, allora parroco militare che tenne l’omelia, don Andrea Domanski, parroco di Moneta. Erano presenti il direttore dell’Arsenale il capitano di fregata Roberto Aramu, maddalenino, il comandante del Presidio militare e comandante delle Scuole Sottufficiali capitano di vascello Maurizio Palmese. Presenti molti dipendenti, moltissimi gli arsenalotti in pensione. Il più festeggiato fu Tonino Conti, ex direttore della Scuola Allievi Operai, col quale in molti si vollero immortalare in una storica quanto commovente foto ricordo. Quella di dieci anni fa fu più che altro una Messa ‘da requiem’, una Messa in suffragio per il ‘caro estinto’, ma anche di ringraziamento,  perché tutti i dipendenti in servizio erano stati ricollocati a La Maddalena. E fu anche una Messa di speranza, che quel sito potesse diventare ancora una volta il volano dell’economia maddalenina. Così fin’ora, purtroppo, non è stato. Chiuso “di fatto” il 16 maggio 2008 l’Arsenale lo fu anche formalmente, il 31 dicembre 2008. Per un po’ di tempo, per relegato nella piazzetta della Direzione, a ridosso degli imponenti ed invalicabili cantieri G8 che vennero aperti, un piccolo gruppo di militari e di civili vi prestò ancora servizio. Si trattava del direttore, il CF Roberto Aramu, del vice CF Luigi Beltrami, di due sottufficiali e di 5 civili; in tutto 9 persone, ultimi di un complesso industriale militare che vide alle proprie dipendenze anche oltre 800 dipendenti, tra militari e civili. A gennaio 2009 furono tutti trasferirsi a Mariscuola.

Il comandante della Scuola Sottufficiali e del Presidio militare il C.V. Maurizio Palmese dichiarò: “L’Arsenale formalmente chiuderà il 31 dicembre di quest’anno ma continuerà a vivere nella memoria, nei ricordi di tutti i cittadini di La Maddalena e di ciascuno di noi. Purtroppo questo è il corso degli eventi. Della chiusura dell’Arsenale se ne parla da anni. Noi siamo inseriti in un sistema nel quale tutte le forze armate sono state assoggettate ad una progressiva e graduale contrazione.  Io ritengo però che la Marina debba continuare ad essere rappresentata – e così sarà – attraverso una struttura molto qualificata quale è la Scuola Sottufficiali e gli altri enti che ancora vivono e vivranno nella sede di La Maddalena”.

Il C.F. Roberto Aramu, maddalenino, l’ultimo direttore dell’Arsenale. “Sono molto emozionato. Vi saluto e ringrazio tutti per essere venuti a questa cerimonia. È un’occasione importante ed io ho voluto questa cerimonia perché sentivo come dovere di salutare i colleghi, i dipendenti e gli amici che se ne stanno andando verso le nuove destinazioni. Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto”.

Il più anziano dei presenti ed anche il più festeggiato fu Tonino Conti: “Se ne va tutta la vita. Io ho trascorso qui più di quarant’anni qui. Ho avuto la fortuna di vivere con i miei allievi, di trasmettere loro sapienza, professionalità, principi morali. Un arsenalotto non poteva essere improvvisato, era una tradizione lontana. Io ho conosciuto i grandi maestri, che erano venerati. Ho letto negli occhi dei miei allievi la tristezza di non avere eredi, come quei padri che non hanno figli. È una cosa triste non poter trasmettere quello che hanno appreso. Qualche nome? Io avevo 15 anni, era il 1941. Ricordo i grandi maestri, che erano venerati: signor Cuneo, signor Pittaluga, signor Macina, signor Maci, Marchini, mastro Dilaria, mastro Mario Alia, Ernesto, il mio maestro fu mastro Pascà Solinas, mastro Formato, mastro Lenzi, mastro Sorano, Bruschi, mastro Poggi, Manlio Sorba, mastro Culiolo, Porchedda, mastro Farese. Erano maestri di professione e maestri di vita”.

“Ringraziamo il Signore”, affermò il parroco di Santa Maria Maddalena, don Domenico Degortes. “Sappiano che chiuderà, per cui è giusto non lasciare sotto silenzio un’istituzione che ha inciso profondamente sulla vita della nostra Isola. Ed è giusto lodare il Signore e ringraziarlo per i circa 120 anni di attività dell’Arsenale che ha dato professionalità e benessere all’Isola, e un servizio prezioso a tutta la Nazione. E lo facciamo con la Messa, che è il ringraziamento più forte che possiamo fare a Dio. E Dio lo ringraziamo perché i dipendenti sono stati ricollocati. Si è temuto per il loro futuro. Questo è un motivo di ringraziamento al Signore. Si sa che le cose umane hanno le loro evoluzioni. Preghiamo che questa struttura possa continuare a servire, convertita, la nostra comunità, possa continuare a darle benessere, professionalità, a La Maddalena, al circondario, alla Gallura tutta. E questo ringraziamento lo facciamo con Maria, alla quale è dedicata tutta la struttura e della quale, nel piazzale, c’è una statua di bronzo. A Lei chiediamo che questo momento sia un’alba di una nuova éra”.

“Condividiamo questo momento storico, della chiusura dell’Arsenale. Si chiude una pagina… Con tutte le preoccupazioni e le paure di questo mondo, l’istituzione della Difesa ci dà una mano”, commentò il parroco militare don Paolo Di Domenico. “È vero che in cambio ci chiede di mettere il servizio prima della famiglia ma è vero anche che non lascerà mai la nostra famiglia senza stipendio. Forse non è ‘tanto’ il nostro stipendio, ma se uno si organizza sa che su quello ci può contare, sia se piove, sia se non piove, perché comunque la Forza Armata ci ha garantito e ci garantisce, e lo dimostra il fatto che tutti voi dell’Arsenale siete stati ricollocati. Non dobbiamo guardare l’esperienza negativa che si debba girare pagina, non è negativo perché comunque è per noi uno scuoterci, un rinnovarci, un ricominciare da capo. È necessaria ogni tanto questa svolta. Come la pianta che viene potata per poter rigettare di più e meglio. Non dobbiamo aver paura di perdere qualcosa ma dobbiamo impegnarci e lottare perché possiamo portare più frutto. Quello che vi voglio augurare, oggi, è il non rimpiangere ciò che si lascia ma di essere ottimisti, di guardare in positivo a ciò che si apre davanti, perché nessuno perda il treno che passerà. Che ognuno vi possa salire sopra!”.

La Madonnina dell’Arsenale fu trasferita – per disposizione del direttore C.F. Roberto Aramu – nel giardino dell’Oasi Serena, affidata alle cure di don Andrea Domanski, parroco di Moneta, che la fece ricollocare col cippo di granito, con tutte le targhe storiche apposte, con una nuova che ricorda essere stata la Madonna dell’Arsenale (il cui calco ed il cui conio fu opera di Fosco Bruschi, uno dei migliori operai-artisti che la storia della struttura militare abbia prodotto). Don Andrea Domanski al termine della funzione affermò: “Io sono da poco tempo tra voi ma credo di aver capito quanto sia radicata la storia dell’Arsenale con la storia di La Maddalena, e in maniera particolare di Moneta. La festa di Moneta infatti, l’8 settembre, ha le sue radici proprio nella festa dell’Arsenale. Per questo motivo, ogni 8 settembre, quando celebreremo la festa di Moneta, della natività della Madonna, ricorderemo tutti gli arsenalotti, quelli che ci hanno preceduto e quelli con i quali abbiamo potuto vivere e che abbiamo conosciuto”. Claudio Ronchi

 

 

Pubblicato da il 14 maggio 2018. Archiviato in Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.