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La Maddalena. I ricordi di Giuseppina Palomba, morta a 103 anni

(di Mario Terrazzoni) – Lo scorso 1° luglio è deceduta ad Alghero, Giuseppina Palomba. Aveva 103 anni.

Nel 2014, quando aveva 98 anni, fu ospite di Radio Arcipelago dove, intervistata da Gianfranco Impagliazzo raccontò la sua storia.

Duestradina doc ha trascorso buona parte della propria vita fuori da La Maddalena, dalla quale è partita nel 1946, subito dopo la guerra. È stata però sempre legata alla sua isola soprattutto alla chiesa del Santo Bambino di Praga al quale è rimasta particolarmente devota. “Sono cresciuta a Due Strade, sono nata in via Principe Amedeo e poi ho continuato la mia vita nella piazzetta del Bambino Gesù. Sono parente dei Palomba che vivono a La Maddalena, Ernesta Palomba Scotto era mia cugina; suo nonno e mio nonno erano fratelli. Erano carpentieri e facevano manutenzione alle barche della Finanza”.

Alla domanda di Impagliazzo sul perché il nome di Due Strade la Palomba rispose che “deriva da un accordo fra la Marina ed il Podestà. Dalla strada che passa vicino al mare i civili non potevano perché era militare, dovevano allora passare da via Principe Amedeo da qui: le Due Strade”. E perché quartiere cinese? “Il nome nacque dopo le prime votazioni del 1946. C’erano famiglie numerose ed il nome fu messo dal parroco don Capula. C’erano famiglie abbienti e famiglie povere ma dalle votazioni presero molti voti i comunisti e da qui quartiere cinese”. Quali erano le famiglie allora? “C’erano i Pais, che avevano un figlio che giocava al pallone, ricordo che la mamma lo chiamava ‘Gioia Mia’, i Camarda, c’era la famiglia Rossi, la famiglia della moglie di De Martino che aiutò molto la chiesa del Bambino di Praga, la famiglia Impagliazzo non si può contare per quanto numerosa, erano un quartiere dentro il quartiere stesso. Poi c’erano i Vitiello, gli Olivieri. Ma al tempo venivano utilizzati molto anche i soprannomi. Bazzò, Rachela, ricordo la signora Conti come una donna molto energica e forte. Senza dimenticare le famiglie Guidarini Bifulco e Lubrano”.

Giuseppina Palomba passò poi a ricordare gli anni della guerra … “Siamo stati profughi per circa due mesi a Osilo. Quando tornammo ci fu il bombardamento alle navi. Ricordo che a fianco a noi abitava una signora sposata con un maresciallo di Marina che aveva un fratello imbarcato sul Gorizia. L’ospedale militare era pieno di morti. Quando suonava l’allarme si rimaneva a casa perché non c’erano rifugi a sufficienza. Si rimaneva a casa e si pregava Gesù Bambino”.

La chiesa, proseguì la lucidissima allora 98enne “si iniziò a costruire nel 1931 e nel 1933 era finita. Io avevo circa 15 anni. Alla costruzione ha partecipato tutto il quartiere, soprattutto i ragazzi che raccoglievano i sassi da mettere nelle fondamenta. Avevamo un cappellano don Pilade Urbano Vattancoli, che fino che c’era don Vico andava tutto bene, don Vattancoli era padrone di portare alle 10:00 della domenica tutti i militari. Poi quando è arrivato don Capula … La chiesa non doveva nascere lì dov’è ora, ma vicino alla casa Marchioni Alia. Don Vattancoli scelse di farla lì perché risultava più in alto e si vedeva da più parti”. Giuseppina Palomba ricordo poi che don Vattancoli fece fare gli affreschi da un pittore militare e per la Madonna del Mare. “Fu utilizzata come modella la figlia del fotografo Beninati che aveva lo studio in via Garibaldi. Per le mani fu utilizzata Egle Bartolozzi, una mia compagna di scuola”.

Nel periodo della Fogarina se ne facevano tre, ricordò ancora l’anziana donna. “A San Luigi, quando il signor Luigi Marchioni conservava tutte le cassette di legno del negozio poi le portava in piazzetta insieme agli altri. Poi si faceva la fogarina a San Giovanni, con i cummari e i cumpari di Santu Giuanni e poi si faceva a San Pietro.  Durante una fogarina di San Giovanni è cascato un Impagliazzo e si bruciò un braccio. Due Strade ospitava la Banda di Mandalari, un militare che ho conosciuto sempre in borghese. Signora Maria Mandalari e signora Ersilia ed Oreste li ho conosciuti benissimo. Non ricordo il nome del maestro ma ricordo che c’era un’altra Banda Musicale”. (1 – continua) Mario Terrazzoni

Pubblicato da il 9 luglio 2019. Archiviato in Attualità,Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.