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La Maddalena. (1) Quando a Spalmatore c’erano i pirati

(di Claudio Ronchi) – “Ricordo quello che dicevano alcuni anziani pescatori e naviganti. Raccontavano che una volta a Spalmatore c’era una grande banchina che partiva da un lato e arrivava all’altro, trasversale rispetto alla parte finale della baia. Poi fu demolita, un po’ dal mare ma soprattutto perché le pietre vennero utilizzate per realizzare il banchinamento attuale”. Il banchinamento al quale si riferivano i pescatori è quello tuttora esistente realizzato nel 1915 a supporto e servizio della batteria navale di Spalmatore. A raccontarci questa storia è Fanino Curreli, sub, il quale, alcuni anni fa, immergendosi nella baia con Roberto Marche, ha avuto la conferma di quanto ricordava di aver ascoltato molti anni prima, quando giovanissimo amava soffermarsi nel porticciolo di Cala Gavetta, ad ascoltare gli avventurosi racconti degli anziani lupi di mare.

“In quella zona ci immergevamo spesso, per provare le bombole – prosegue Fanino – ed abbiamo notato nel fondale non solo la presenza di massi, in parte disposti ancora in un certo ordine, ma anche quella di frammenti di legno, probabilmente appartenuti ad antiche imbarcazioni e poi anche di pali conficcati tra le rocce del ‘banchinamento’ sommerso. Non solo, ma nel fondale abbiamo notato la presenza di frammenti di ceramiche e di rocce tondeggianti, forse munizioni di antichi cannoni”.

L’ipotesi che formulano Fanino Curreli ed il suo più giovane collega è che quel sito possa essere stato utilizzato in passato da pirati saraceni e corsari turchi.

“Del resto – ritiene Curreli – la rada, estremamente protetta dai venti dominanti, nascosta da un’alta scogliera e munita di acqua, poteva essere stata utilizzata come ricovero e covo di sciabecchi e golette, sempre pronti ad attaccare e depredare navi da trasporto di passaggio”.

La presenza umana in quel sito – afferma sempre Curreli – può essere confermata dal fatto di aver lui rinvenuto anche resti di pasto come ossa di animali, e frammenti di vasellame. Sostiene anche anche visto “pietre particolari non originarie del luogo, chiara testimonianza della presenza di navi e uomini che lì dovettero portarle”.

Effettivamente, facendo un sopralluogo per osservare il sito dall’alto sembrerebbe di intravvedere nel fondale quella che potrebbe essere la traccia di uno sbarramento subacqueo, residuo di quello che potrebbe essere stato il banchina mento in questione. Considerata tuttavia l’attendibilità della testimonianza, da un lato oculare e dall’altro supportata dagli antichi racconti riferiti, viene spontaneo domandarsi: chi costruì quel banchinamento? E quando? (1 – continua)

Pubblicato da il 8 aprile 2019. Archiviato in Attualità,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.