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La Maddalena. (2) Quando a Spalmatore c’erano i pirati

Foto di Spalmatore. Si noti in alto a destra una vedetta che è risalente agli inizi del Novecento ma che conferma l’importanza, anche militare, della baia.

(di Claudio Ronchi) – Chi costruì quel banchinamento e quando? Era quanto ci domandavamo nella scorsa puntata. È difficile ipotizzare che a farlo siano stati i saraceni del nord Africa o i corsari turchi la cui presenza tuttavia in quel sito nei secoli passati se non assolutamente provata è piuttosto verosimile.

È infatti più che probabile che nelle loro frequentazioni dell’Arcipelago, intense in determinati periodi, se ne siano serviti per stazionarvi anche per periodi continuativi. Del resto, i toponimi della zona, da Guardia del Turco allo Strangolato echeggiano sinistri queste lontane presenze. Ma è possibile che costoro, la cui presenza nella zona era detta più dalla brama di depredare, uccidere, fare schiavi e distruggere, si fossero impegnanti nel non semplice e faticoso lavoro di costruire, con i mezzi dell’epoca, un banchinamento?

Chi potrebbe averlo realizzato potrebbe invece essere stata la guarnigione della Repubblica Marinara di Pisa. Già nel lontano 1283 trovò rifugio nell’isola di Maddalena l’ammiraglio pisano Rosso Buscarino (per sfuggire alla flotta del comandante della Repubblica di Genova Tommaso Spinola) il quale fece costruire sul punto più alto dell’isola (a Guardia Vecchia, toponimo che la dice lunga) non solo una torre d’avvistamento ma anche una piccola fortificazione che ospitava un piccolo insediamento militare che serviva d’appoggio alla flotta o a parte di essa che quantomeno periodicamente vi stazionava. Scopo di questa presenza erano le perlustrazioni a difesa della costa gallurese e di vigilanza sui movimenti nelle Bocche di Bonifacio.

La presenza dei pisani in Sardegna risale al 1015 data in cui insieme a Genova sconfissero la flotta del terribile Museto presso l’isola di Mortorio (altro toponimo funesto) mentre, da terra, le truppe isolane, guidate dai giudici locali, uccisero gli ultimi Saraceni rimasti.

I pisani rimasero in Sardegna, sebbene in contrapposizione a Genova, fino al 1326, ora alleati ora nemici di questo o quel Giudicato. In quel lungo periodo di tempo le isole dell’Arcipelago erano probabilmente più abitate di quanto si possa oggi supporre se è vero che la storia regista la presenza del monastero di Santa Maria, la comunità di Sant’Angelo in Porcaria (nome allora attribuito a Maddalena) ubicato nell’attuale zona Cala Chiesa (da cui il toponimo) ed una chiesa anche nell’isola di Santo Stefano. Un documento del 1762 di certo don Tomaso Leandro Serra indica la presenza delle chiese “di S. Maria Maddalena, San Stefano, S.Maria, San Ponziano e altre”.

Attorno a questi nuclei religiosi, particolarmente a quelli fiorenti di Santa Maria e di Cala Chiesa a Maddalena, doveva esserci piuttosto numerosa la presenza, com’era consuetudine allora, di servi, marinai e pastori, questi ultimi anche con le loro famiglie. Anche per questo l’Arcipelago dovette essere frequentato da navi commerciali e da marinai per i rifornimenti ed il traffico.

La buona conoscenza di esso è confermata dal fatto che ‘Lo Compasso da Navegare’, di redazione pisana, ben descrive l’Arcipelago che viene indicato con il nome di Bucinarie. Arcipelago che era abitato da monaci, pastori, commercianti e militari pisani. A questo punto c’è da chiedersi: dove i pisani avevano il loro porticciolo per il controllo delle Bocche e del mar Tirreno?  (2 – continua)

Pubblicato da il 10 aprile 2019. Archiviato in Attualità,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.