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La Maddalena. (3) Quando a Spalmatore c’erano i pirati

Se la guarnigione pisana aveva sede a Guardia Vecchia, dove poteva trovarsi il porticciolo e la piccola flotta?  Si potrebbe rispondere a Cala Gavetta, riparatissima ora come allora. Ma anche a Cala Chiesa, alle spalle della quale c’era la presenza dei monaci e della cappella nonché, probabilmente, di un insediamento umano più articolato. C’è anche da ipotizzare che 6/700 anni fa l’attuale basso fondale della zona dell’attuale Lungomare Mirabello potesse avere profondità maggiori tali da accogliere le navi pisane, da guerra e mercantili. E questa ubicazione sarebbe potuta andare bene per il controllo della costa sarda. Ma per quello delle Bocche?

Ecco il perché possa apparire verosimile l’ipotesi del banchinamento (se la segnalazione è valida) a Spalmatore, in prima linea per gli interventi, riparata, ricca d’acqua, con campi coltivabili, e non eccessivamente lontana e non difficilmente raggiungibile proprio da Guardia Vecchia. Lì poteva anche ben vivere un piccolo nucleo di persone, d’ausilio e di assistenza, e lì potevano anche essere stati presenti dei magazzini, poi andati distrutti. La vegetazione può aver coperto il viottolo che collegava il porticciolo con il più alto punto d’avvistamento dell’isola e un sistema di vedette potevano probabilmente garantirne le comunicazioni.

I pisani in Sardegna – e quindi anche a La Maddalena – furono non solo mercanti (commercio che proteggevano con i soldati e le navi) ma anche dominatori colonialisti. Bando quindi a romantiche visioni di idilliaci ricordi. La realtà era di chi occupava per sfruttare, e per farlo utilizzava flotta e truppe e quindi, se necessario, la forza.

La cacciata dalla Sardegna tra il 1324 ed il 1326 segnò per Pisa, che ricavava dalla sola Sardegna la metà dei propri redditi, l’inizio del suo progressivo tramonto da grande potenza marinara (era una delle quattro Repubbliche Marinare con Venezia, Amalfi e Genova) a quella più modesta di potenza tirrenica. La sua presenza tuttavia garantì alla Sardegna anni di sicurezza dalle depredazioni ben peggiori e violente dei musulmani ed anche una certa prosperità all’Arcipelago e alla costa dirimpettaia della Gallura. Con la loro sconfitta ed il loro abbandono della Sardegna iniziò la ben più triste dominazione aragonese-spagnola.

L’arcipelago di La Maddalena rimase militarmente sguarnito e gradualmente andarono a diminuire i traffici commerciali. Da qui l’inevitabile crisi. Le comunità delle isole sopravvissero, in progressiva decadenza, per un secolo e mezzo, sempre a rischio delle incursioni barbaresche e turche.

La storia ci riferisce, attorno al 1420-1430, di incursioni nel Tirreno (che dovettero interessare anche la Sardegna e l’Arcipelago) con uccisioni e riduzioni in schiavitù. Attorno al 1520 una terribile incursione di Saraceni spopolò la costa settentrionale della Sardegna (non risparmiando probabilmente le isole) uccidendo, violentando, catturando in schiavitù e distruggendo. È a questo punto della storia, ma anche da prima, che la baia di Spalmatore ed il suo banchinamento potrebbe esse stato occupato più o meno permanentemente dai saraceni.

La storia ancora ci racconta che nel 1528 una terribile pestilenza colpì la Gallura in particolare Terranova (l’attuale Olbia), ma non specifica se ne fu interessata anche Maddalena ed il suo arcipelago anche se non ci sono motivi per ritenere che ne possa essere rimasto immune.

Nel 1570 lo storico e geografo Giovanni Francesco Fara di Sassari nel suo famoso viaggio (Geografia della Sardegna) lo trovò praticamente spopolato.  Dopo il 1580 chiese e monasteri risultano essere stati distrutti dai corsari. Tra i quali si distinse per circa 10 anni anche il terribile Dragut. Costoro, è noto, utilizzavano isole dell’Arcipelago per nascondersi, approvvigionarsi e ripararsi. Quale sito migliore di quello di Spalmatore, con tanto di banchinamento, poteva esserci?  (3 – continua)

Pubblicato da il 11 aprile 2019. Archiviato in Attualità,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.