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La Maddalena. (4) Quando a Spalmatore c’erano i pirati

Spalmatore oggi

(di Claudio Ronchi) – È possibile che la baia di Spalmatore sia stata usata come approdo sia da parte dei corsari turchi che da parte dei pirati barbareschi o saraceni. Cosa che del resto ritengono Fanino Curreli e Roberto Marche che, come è stato detto nella prima puntata, hanno rilevato nel fondo di quel mare tracce di un banchinamento.

“La presenza umana in quel sito – ritiene Curreli – è provata dal fatto che abbiamo rinvenuto anche resti di pasto come ossa di animali, e frammenti di vasellame. Abbiamo anche visto pietre particolari non originarie del luogo, chiara testimonianza della presenza di navi e uomini che lì dovettero portarle”. Ma quali potevano essere le navi che frequentarono il sito?

Fanino Curreli

Intanto la galea o galera, nave a remi e a vela, armata di cannoni, in grado di trasportare anche un centinaio di uomini. Oppure la goletta, a vela e remi, mezzo agile, di poco pescaggio e quindi facile da manovrare nei bassi fondali e tra le secche. E anche lo sciabecco. O anche le più leggere feluche.

Nel 1571 ci fu la famosa battaglia di Lepanto che per qualche tempo allentò la pressione corsara turca (il toponimo Guardia del Turco, colle roccioso che si erge proprio su Spalmatore la dice lunga sull’argomento) ma non quella barbaresca che continuò ad imperversare per oltre due secoli. Ciononostante, a partire dai primi decenni del 1600 ci fu la rifrequentazione delle Isole da parte di pastori corsi che si stabilirono a Caprera e a Maddalena (c’era sempre il pericolo dei turchi e dei barbareschi ma realizzarono le loro abitazioni di capanna all’interno delle due isole ed in alto, e soprattutto abbandonandole nel mesi estivi quando più probabili si facevano le incursioni) e da parte di pescatori di coralli liguri, provenzali, nei decenni successivi anche toscani e campani, che si stabilirono a Cala Gavetta. E nei barbareschi dovettero spesso imbattersi i corallari che frequentavano l’Arcipelago nei mesi estivi così come i pirati. Ma di quegli infelici incontri la storia poco o nulla ci riporta.

Spalmatore, ricostruzione grafica di Francesco Demontis

Il 5 luglio 1736 il commendatore della Chiusa, inviato nell’Arcipelago, constatò la presenza a Caprera, Maddalena e Spargi di 60 persone fra uomini, donne e loro figli, con bestiame “montoni, pecore, capre e bovine in numero di 1.550 e in 1.600 delle piccole et 60 bivine, facendo detti corsi la loro dimora in baracche di muri a secco distante dal mare circa quattro miglia per tema de’ corsari barbari”. Non sappiamo fino a quando barbareschi e corsari poterono fare di Spalmatore la loro base o trovarvi rifugio. Probabilmente non più dal 1767, anno della presa di possesso delle Isole da parte delle truppe e della piccola marineria savoiarda. Il banchinamento di Spalmatore (sempre se di banchinamento effettivamente si tratti) dovette continuare ad esistere, anche se i documenti che conosciamo non ne fanno menzione, magari utilizzato saltuariamente anche dai legni del Re di Sardegna, progressivamente in rovina e parzialmente inghiottito dal mare. Fino agli inizi del Novecento, quando, secondo la testimonianza di vecchi pescatori raccolta da Fanino Curreli, il pietrame venne utilizzato per la costruzione dell’attuale banchina.  (4 – continua)

Pubblicato da il 14 aprile 2019. Archiviato in Attualità,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.