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La Maddalena. Quando a Spalmatore furono trovati cinque scheletri (2)

(di Claudio Ronchi) – Lo scorso 13 marzo abbiamo pubblicato il racconto, fatto da uno dei protagonisti, Antonio Biddau, che fu testimone oculare, del ritrovamento nel 1965 di 5 scheletri a Spalmatore (l’articolo si trova nella sezione Storia di Gallura Informazione). Alla fine dell’articolo scrivemmo invitammo, chi avesse altre notizie, di aggiungerle attraverso la pagina facebook del giornale. Di interventi ce ne sono stati diversi.

L’ex assessore Gigi Cataldi ha ricordato che all’epoca era ragazzo e frequentava Spalmatore. “Bene: anche sulla sinistra della spiaggia, guardando il mare, furono ritrovati degli scheletri. Ricordo che un medico, forse dell’Università di Sassari, ci spiegò che si trattava, proprio per le caratteristiche dei crani e della dentatura, di soggetti giovani e di colore”. L’affermazione ricordata da Cataldi apre all’ipotesi che i morti fossero pirati dei secoli passati, i barbareschi provenienti dall’Africa, e che quindi ce ne potesse essere qualcuno “di colore”. Tale ipotesi tuttavia non trova d’accordo

Pietro Scotto, maddalenino che vive a Cagliari, che ha postato sulla pagina facebook un articolo sull’argomento da lui pubblicato sul numero unico dell’agosto 1965 del giornale Il Molo, dal titolo: Del neolitico gli scheletri rinvenuti a Spalmatore? La vicinanza di Guardia del Turco, scriveva Scotto, “ha fatto pensare che i reperti risalissero a circa cinque secoli fa, quando l’arcipelago era battutissimo da navi pirate, ma un più attento esame ha tolto all’ipotesi ogni attendibilità”.

Pietro Scotto, nell’articolo in questione avanzava due altra ipotesi: La prima è che ci si trovasse di fronte ai resti dei componenti un equipaggio di nave romana che, in seguito ad una tempesta o ad un’epidemia di vaiolo o di scorbuto, avesse dovuto seppellire i suoi morti. “La disposizione a raggiera degli scheletri, la giovane età dei sepolti (uno aveva tutti 32 denti), il ritrovamento in mare di un’anfora olearia in perfetto stato di conservazione a pochi metri di distanza, di una lunetta di piombo di carattere emotivo, di alcuni cocci con orecchie dell’impasto molto rozzo (andati in frantumi nello scavo) fanno risalire i reperti ad età romana e precisamente attorno al 300 a.C., in età repubblicana, quando cominciò la colonizzazione romana in Sardegna”.

La seconda tesi, scriveva sempre Pietro Scotto, “senz’altro più affascinante, è che gli scheletri risalgano all’età neolitica. Ad avvalorare ciò contribuiscono vari motivi. Il primo è che i cocci sembrano appartenere a tre età diverse, una molto più antica delle altre. Il secondo motivo è il ritrovamento assieme alle ossa di un pezzo di steatite (sorta di talco) sostanza usata prevalentemente nel neolitico”.

Ad avvalorare questa tesi Scotto indicava il fatto che nel 1956 a Santo Stefano furono scoperte “le tracce del primo uomo apparso in Sardegna “e che nel 1959 il professor Mattia Sorba scoprì, sempre a Santo Stefano, “una grotta con avanzi di antichissimi pasti di un affilatoio”, successivamente visionati e studiati dal professor Lilliu.

Pietro Scotto nell’articolo di oltre cinquant’anni fa parla tuttavia di “giallo” di Spalmatore, precisando come, “a due dei cinque teschi” mancassero “i relativi scheletri”, “tanto che tutte le ossa sono oggi nella caserma dei carabinieri. Ma più che la morte violenta a questo stato di cose è dovuta al fatto che in altre occasioni ignoti hanno portato alla luce delle ossa e ‘coraggiosamente’ per non avere grane hanno praticato un buco e risotterrato i reperti”.

Dunque un giallo? Allo stato attuale, salvo che qualche lettore non voglia aggiungere ulteriori notizie, il fatto rimane insoluto anche perché, per quel che se ne sappia e contrariamente a quanto auspicava lo stesso Scotto, ulteriori indagini, come quelle del carbonio 14, non vennero fatte. Per cui l’enigma permane: resti neolitici o romani o barbareschi?). (2-continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 18 marzo 2019. Archiviato in Attualità,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.