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La Maddalena. Quando gli egizi imbalsamavano i loro morti …

Nei locali della Biblioteca Comunale si è tenuta un’interessantissima lezione sull’Imbalsamazione nell’antico Egitto. Maria Conti, organizzatrice della serata, ha presentato la relatrice, Gianna Giannessi che, dopo aver approfondito i suoi studi al Cairo con una borsa di studio del Governo Egiziano, è stata membro del Gruppo Demotista Pisano, diretto dalla famosa egittologa Edda Bresciani. Già negli anni passati la prof. Giannessi aveva presentato vari aspetti della civiltà egizia come le Poesie d’amore, i Canti ortodossi e eretici, i Cibi e le bevande usate in quei tempi lontani, la Medicina, la Cura del corpo. Quest’anno la Giannessi ha parlato della conservazione dei corpi dei defunti, ritenuta necessaria dalla religione egizia per avere accesso a un Aldilà dove vivere in eterno. Le prime imbalsamazioni venivano finora datate all’Antico Regno, intorno al 2600 a.C. ma le recentissime scoperte pubblicate nel 2018 dagli studiosi Jones e Burkley, analizzando le bende delle mummie trovate a Mostagedda e poi la mummia di Gebelein conservata al Museo di Torino, hanno retrodatato di 1500 anni l’uso di balsami conservativi. Quelle che erano ritenute mummie naturali, cioè corpi essiccatisi perché sepolti nella sabbia arida del deserto egiziano, si sono rivelati corpi trattati con un balsamo composto da radici di giunco, resina di conifere, estratto di pianta aromatica e gomma vegetale. Poiché la resina di pino non era reperibile in Egitto, questi balsami ci forniscono anche la prova di rotte commerciali a lunga distanza tra l’Alto Egitto e il Mediterraneo Orientale già nel V/IV millennio a.C.
Probabilmente l’uso di cospargersi il corpo con unguenti, diffuso fra tutta la popolazione a causa del clima torrido, fu inizialmente applicato anche ai morti perché fossero pronti alla nuova vita nell’Aldilà.
Questo accorgimento, combinato con il calore della sabbia del deserto, permise la conservazione del corpo. Nel periodo Protodinastico e nelle Prime Dinastie l’uso dei balsami si perse e inoltre si diffuse la sepoltura in sarcofagi e mastabe per cui i corpi, sebbene venissero bendati e poi cosparsi di gesso, ci sono pervenuti completamente scheletrizzati. Infine dal 2600 a.C. si capì che bisognava asportare le parti umide del corpo e poi disidratarlo con il Natron, (un sale minerale diffuso in Egitto e usato per la conservazione di pesci e volatili), quindi ungerlo con un mistura balsamica. Nel Nuovo Regno (1500/1000 a.C.) si raggiunse la massima perfezione dell’imbalsamazione, mentre in Epoca Tolemaica l’imbalsamazione si ridusse a semplici unzioni, finché con l’avvento del cristianesimo i copti non praticarono più questo rito. Nel 392 d.C. l’imperatore Teodosio la abolì.

Pubblicato da il 29 luglio 2019. Archiviato in Attualità,Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.