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La Maddalena. Quando le educande giungevano da Arzachena, Luogosanto, Santa Teresa, Palau …

(di Claudio Ronchi) – Era il 1919, cent’anni fa, e suor Maria Elisa Gotteland ebbe la felice intuizione di realizzare, all’interno dell’Istituto San Vincenzo, un servizio che potesse andare incontro sia a quelle ragazze che, abitando nei piccoli centri e negli stazzi della Gallura, potessero frequentare le scuole esistenti alla Maddalena sia in alcuni casi a quelle “signorine”, figlie di agiate famigli militari che per motivi diversi avevano necessità di essere accolte in una struttura che ne garantisse adeguata vita ed educazione.

L’ospitalità dell’Istituto San Vincenzo consentiva a queste ragazze di poter frequentare non solo le Elementari ma anche le Medie, l’Avviamento, il Ginnasio e più tardi le Magistrali. Un servizio di accoglienza al quale le famiglie affidavano le loro “giovinette” certe di metterle in buone mani. L’Educandato iniziò con tre ragazzine poi man mano il loro numero aumentò. Venivano dalle campagne di Palau, dal centro e dalle campagne di Arzachena, da Santa Teresa e Luogosanto. Venivano anche da Olbia, allora paesone più piccolo di La Maddalena, e anche da centri più lontani. Ovviamente si trattava di ragazze le cui famiglie, sebbene con sacrifici, riuscivano a pagar loro le rette. Che per le casse dell’Istituto giungevano assai preziose.  In qualche caso particolare qualche ragazza, per le particolari condizioni familiari, veniva ospitata gratuitamente. A proposito della retta, questa non necessariamente veniva pagata in tutto o in parte in moneta. Capitava che potesse essere integrata, laddove non sufficiente, con generi di prima necessità, derivanti dall’agricoltura dalla pastorizia … Tutto ovviamente era buono per la grande famiglia delle suore vincenziane. Nel 1942-43 le educande erano ben 34, nell’anno scolastico 1956/57 furono 30.

Fin dall’inizio ovvero da quando fu realizzata l’ala con la sopraelevazione, alle educande fu adibito il secondo piano al quale si accede entrando dal portone principale a destra. Lì si trovavano le camerette e i servizi e lì si trovavano i locali comuni dove si ritrovavano per studiare. Le educande avevano una loro divisa che era come risulta da foto d’epoca, da marinaiette. E dalla Regia Marina Militare molto riusciva ad ottenere la superiora suor Gotteland. Alle educande si dedicava, a tempo pieno, una suora che si avvaleva della collaborazione di qualche orfanella. Inizialmente ad occuparsi delle educande fu suor Angèle Valle, la suora artista, musicista e pittrice. Di loro si occupò anche suor Maria Luisa Sanna, tra gli anni ‘60 negli anni ‘70 ma colei che ancora si ricorda, come suora delle educande, è stata suor Caterina Salaris, che poi, dopo un trasferimento a Sassari tornò nel 1980 alla Maddalena per alcuni anni come superiora. Delle educande si occupò anche suor Maria Grazia Spanedda, poi trasferita a Roma.

La vita delle educande all’Istituto San Vincenzo era naturalmente ispirata ai più autentici principi educativi e religiosi tipici delle suore vincenziane, un tipo di vita che specialmente negli anni successivi al secondo dopoguerra non sempre venivano graditi dalle ragazze ospitate. Oltre a studiare, naturalmente, alle educande venivano insegnate virtù quali la buona educazione, il cucito, la musica. Molte di quelle ragazze diventarono poi insegnanti o ricoprirono uffici pubblici. Diverse andarono all’università e si laurearono. Il servizio educandato si interruppe nei primi anni ’90 del secolo scorso. I tempi erano cambiati come anche la mentalità; c’era più libertà, anche per le ragazze, anche di movimento, i trasporti nettamente migliorati rispetto al passato consentivano di fare le pendolari e molte scuole, nei centri vicini, nel frattempo erano state aperte, anche superiori. Quando l’educandato dell’Istituto fu chiuso le ragazze ospiti erano meno di una decina.

 

Pubblicato da il 11 marzo 2019. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.