,

Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La Maddalena. Tempi incerti per il capodoglio morto a causa della plastica

Il capodoglio, foto Sea Me Sardinia

(di Claudio Ronchi) – “È nostra intenzione completare l’azione – già avviata- di recupero e valorizzazione dei due scheletri di capodoglio, ottenuti dalla lavorazione delle due carcasse rinvenute nel corso del 2019 sulle coste galluresi”. Lo scrive nella relazione al Bilancio di Previsione 2020, Fabrizio Fonnesu, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena.

In particolare c’è il capodoglio trovato morto e spiaggiato, con lo stomaco pieno di plastica, lo scorso 28 marzo a Porto Cervo. La notizia fece scalpore, soprattutto per la causa della morte, dovuta alla plastica. Ci fu l’intervento del Comune di Arzachena, del Parco Nazionale di La Maddalena, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, del CERT della Facoltà di Veterinaria di Padova e dei Vigili del Fuoco e la collaborazione e consulenza dell’Associazione Sea Me Sardinia.

Che farne poi di quello scheletro? Il Comune di Arzachena non manifestò interesse, quantomeno allora, mentre il Parco Nazionale ipotizzò una sua esposizione presso il Centro di Educazione Ambientale di Stagnali, a Caprera. Non si sa quali atti formali siano stati compiuti dal Parco Nazionale in tal senso, fatto sta, ci informa Luca Bittau, presidente di Seame Sardinia, che ora la carcassa del capodoglio si trova a Padova, presso la Facoltà di Veterinaria. È stato spolpato, ne è rimasto solo lo scheletro che è raccolto in due grossi sacchi e conservato in un grande freezer. Lo scheletro sarebbe ancora da ripulire completamente ma a Padova sarebbero in attesa che qualcuno “commissioni” i trattamenti di conservazione e di preparazione che lo rendano idoneo per una esposizione museale.

Il capodoglio spiaggiato nel marzo 2019 a Porto Cervo era lungo 8 metri ed alto 2. Lo scheletro, se collocato al Cea di Stagnali, oltre ad un indubbio valore naturalistico ne avrebbe anche uno particolarmente educativo, di denuncia ambientale e di forte impatto se, all’interno, se ne ricostruisse il grande stomaco ricolmo di plastica. Plastica ingerita dal capodoglio, che è stata la causa della sua lunga agonia e della sua atroce morte.

Pubblicato da il 26 ottobre 2019. Archiviato in Attualità,Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.