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Le manovre navali che decisero la storia di La Maddalena

(di Claudio Ronchi – 1) – Furono le grandi manovre navali della flotta italiana del 1887 che sancirono l’importanza strategica difensiva dell’Arcipelago di La Maddalena e la sua improbabile conquista da parte della Francia. Ad evidenziarlo fu il dott. Francesco Zampieri*, nel corso di un convegno dal titolo “L’arcipelago di La Maddalena e la Marina Militare”, che venne organizzato dalla Scuola Sottufficiali di La Maddalena il 2 dicembre 2009. Quelle complesse manovre – organizzate in un periodo storico nel quale si riteneva probabile un attacco francese all’Italia – ipotizzavano quattro momenti: l’attacco francese nello stretto di Messina e la sua difesa, lo scontro della flotta francese contro la flotta italiana ad Augusta, un combattimento nelle acque antistanti Livorno e le operazioni anfibie italiane congiunte tra Esercito e Marina. Al termine di quelle operazioni, che impiegarono buona parte della nostra forza navale risultò che “l’ancoraggio di La Maddalena –  affermò nella sua relazione il dottor Zampieri – si dimostrava eccellente per la flotta che avrebbe dovuto difendere l’Italia ma si era capito che non avrebbe costituito un obbiettivo prioritario dei francesi per trasformarla in una base attaccante. Si era infatti ipotizzato che la Francia potesse tentare di bloccare la flotta italiana a La Maddalena ma qualora questa non fosse stata nell’isola, si pensava che i francesi potessero occupare La Maddalena per avere da qui un punto per andare ad attaccare la nostra flotta. Ma dalle esercitazioni si era capito – spiegò il relatore – che non l’avrebbero fatto perché La Maddalena era eccezionale per scopi difensivi ma non era in grado di fungere da punto di partenza per un’eventuale invasione del territorio italiano. Il motivo era che difettava di quelle risorse strategiche (capacità di rattoppo delle navi, industrie della difesa collegate al territorio, capacità si sostenere a lungo una grande quantità di uomini e mezzi) che invece erano fondamentali per chi aveva in animo di invadere il territorio italiano. Quelle esercitazioni di oltre 130 anni fa, se da un lato avevano dunque dimostrato agli alti comandi militari la rilevanza difensiva e strategica dell’Arcipelago dall’altra ne avevano sancito la presumibile sicurezza in quanto difficilmente flotta e truppe d’assalto francesi ne avrebbero tentato la conquista, non tanto per la sua reale inespugnabilità quanto per la scarsa importanza che avrebbe avuto per loro quale testa di ponte, dalla quale far partire l’invasione dell’Italia. Ciò rafforzava ancor di più il ruolo dell’Arcipelago e la sua importanza a livello di difesa nazionale (1 – continua)

*Francesco Zampieri era allora dottore di ricerca in Storia della Società Europea presso Università degli Studi di Verona e collaboratore dell’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. Autore di diverse ricerche e pubblicazioni.

Pubblicato da il 14 Febbraio 2020. Archiviato in Attualità,Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.