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Palau. I cent’anni del Faro di Punta Sardegna

Sandro Demuro, Celeste Meloni, Giuseppe Maruccia

Sandro Demuro, Celeste Meloni, Giuseppe Maruccia

Punta Sardegna faro grafico

Continua a essere un faro, oggi elettrico ed automatico, sede dell’Osservatorio Coste e Ambiente Naturale Sottomarino (O.C.E.A.N.S.), senza più fanalista, senza più funzionamento e controllo manuale, senza più l’isolamento e i disagi delle famiglie dei fanalisti, ma continua ad essere, come tutti i fari, nonostante le più avanzate tecnologie – come ha detto il comandante di Marifari La Maddalena Giuseppe Maruccia “una luce  rassicurante che miracolosamente si accende ogni sera. Qualcuno dice che i fari non siano più necessari, che sofisticate attrezzature elettroniche e satellitari possono tranquillamente sostituire l’uomo e instradare le navi. Questo non è vero! Il faro continua a essere, comunque, una presenza rassicurante per tutti, una sentinella del mare. Chi va per mare si augura che queste magnifiche strutture non debbano mai sparire! Tutti quelli che vanno per mare, il piccolo cabotaggio, i pescatori, i diportisti, le grandi navi, hanno ancora bisogno dei fari!”. Venerdì 25 ottobre si è svolto al teatro Primo Longobardo si La Maddalena il convegno celebrativo del Centenario del Faro di Punta Sardegna, che è nel Comune di Palau ma che è tanto noto e caro ai maddalenini. Sono intervenuti  il comandante di Marisardegna Gualtiero Mattesi, il rettore dell’Università di Cagliari Giovanni Melis, il sindaco di Palau Francesco Pala, il comandante di Marifari La Maddalena Giuseppe Maruccia (comandante del servizio per tutta la Sardegna), il dirigente Settore Ambiente Comune di Palau Celeste Meloni, e i docenti Antonio Brambati dell’Università di Trieste, Giorgio Fontolan dell’Università di Trieste, Sandro De Muro dell’ Università di Cagliari (responsabile dell’osservatorio di Punta Sardegna), Ottavio Olita, giornalista Rai. Fu edificato nel 1813, è una costruzione bianca, alta 13 metri, su due piani. Fin dalla sua entrata in funzione è stato gestito dalla Regia Marina Militare con personale militare e civile. E’ posto di fronte all’isola di Maddalena, a 7 km da Palau. Prima andava ad acetilene, l’elettrificazione fu fatta nel 1932. È stato presidiato fino al 1975. Le ultime famiglie che sono andati via erano  di Santa Teresa, di cognome Niccolai, e di La Maddalena, di cognome Morlé, ha ancora ricordato il  comandante Maruccia. “La vita dei faristi non era così idilliaca e romantica come ce la raccontano la televisione e il cinema”, ha proseguito. Era piuttosto disagiata, le famiglie vivevano in posti isolati, con i bambini piccoli, con tutti i problemi che potevano nascere, ad esempio sanitari. L’attività del farista era anche molto faticosa e  molto manuale. Farista e familiari “erano anche pescatori perché avevano il mare vicino, contadini perché si coltivavano un orto nei pressi del faro, allevatori perché ogni faro avevano gli animali da cortile, che davano uova, latte e carne. A Punta Sardegna fino al 1932 non avevano l’energia elettrica”. Dopo 20 anni di sostanziale abbandono, nel 1995 il faro di Punta Sardegna venne dato in concessione perpetua e gratuita all’Università di Trieste, ha ricordato nel suo intervento la dottoressa Celeste Meloni, dirigente del Settore Ambiente del Comune di Palau. Nel 1998 è stata stipulata una convenzione fra le Università di Trieste e Cagliari, e il Comune di Palau, ed è stato l’anno di nascita di Oceans (Osservatorio Coste e Ambiente Naturale Sottomarino), convenzione allargata nel 2008 alla Provincia di Olbia Tempio. “Il faro non ha perso la sua funzione perché la lanterna continua a funzionare mentre tutto il resto è diventato una base logistica per la ricerca e monitoraggio costiero” ha proseguito la funzionaria, ricordando che il lavoro di restauro realizzato dal Comune di Palau è stato molto impegnativo. È stato modificato in parte il secondo piano, dove sono stati realizzati i bagni ed è stato adibito a foresteria, facendone complessivamente un ambiente dotato soprattutto di strumentazione scientifica che è servita e serve all’Università di Trieste e a quella di Cagliari. Inaugurato il 3 giugno 2005, può ospitare fino a 16  ricercatori e la sua presenza è importante e preziosa per il Comune di Palau per “la raccolta dei dati sui sistemi costieri, l’attività di formazione anche ad alto livello attraverso dei corsi, l’attività di divulgazione e d’ informazione scientifica”. Quali sono state le ricadute per il Comune di Palau? “La presenza costante dell’Università, in una piccola realtà come quella di Palau, oltre ad essere una questione di prestigio comporta l’avere in loco dei ricercatori universitari, di avere l’Università nel proprio Comune”, ha detto Celeste Meloni. E questo ha fatto e fa sì che “l’Amministrazione Comunale abbia disponibili gli strumenti per effettuare delle scelte consapevoli, con delle ricadute pratiche per una buona gestione dei litorali e delle coste, con dati validati, raccolti sul posto”. Dal canto suo Sandro Demuro, responsabile dell’Osservatorio Coste e Ambiente Naturale Sottomarino di Palau (Oceans) ha illustrato le caratteristiche del faro che è dotato di tre laboratori: sedimentologia, cartografia e Gis, geologia marina. E si avvale delle più tecnologie più avanzate per lo studio delle coste e dei fondali marini. Ed è disponibile, per le problematiche ambientali, a collaborare con le amministrazioni locali, le aree marine protette e i parchi nazionali. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 6 dicembre 2013. Archiviato in Cultura. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.