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Quando maddalenini e galluresi sconfissero Napoleone: Il ruolo della chiesa nei fatti del 1793 (2)

All’alba del 22 febbraio 1793 un’agguerrita squadra navale francese, comandata dal colonnello Colonna-Cesari, salpava dalle acque antistanti l’antica cittadina fortificata di Bonifacio (Corsica). Obbiettivo: la conquista dell’arcipelago di La Maddalena. La spedizione navale franco-corsa, composta da oltre ottocento uomini tra equipaggi, effettivi e volontari, attraversava le Bocche di Bonifacio forte di una ventina di imbarcazioni, alla testa della quale c’era la fregata La Fauvette, comandata dal luogotenente di vascello Goyetche. Le truppe da sbarco, particolarmente bellicose, specialmente quelle composte dai volontari corsi, erano comandate dal capitano Reunies e dai luogotenenti Quenza e Buonaparte. A metà mattinata del 22 febbraio, la squadra navale, senza incontrare nessuna resistenza conquistò l’isola di Spargi, priva di alcuna difesa militare e abbandonata dai pochi pastori abitanti.

Le truppe, sbarcate sull’isola, fecero razzia. Alcune ore dopo la spedizione francese riprendeva il mare attraversando il braccio di mare che separa l’isola di Spargi dall’isola di Maddalena e dalla costa di Palau, ed andando a gettare le ancore nella rada di Mezzo Schifo. Fu allora che dal forte Balbiano, la struttura militare sardo-piemontese allora più avanzata rispetto alla flotta occupante, distante da essa circa un miglio, cominciarono a partite i primi colpi d’artiglieria. Anche dalla torre armata dell’isola di Santo Stefano iniziò un fitto fuoco di sbarramento. I francesi tuttavia, favoriti e protetti dai loro cannoni, riuscirono a sbarcare a Santo Stefano ed in poche ore a conquistare la torre, difesa da tre cannoni e da soli 25 soldati. Ci fu un morto. Nel frattempo i cannoni delle navi francesi aveva colpito la mezza galera Il Serpente, ormeggiata nel porto di Cala Gavetta.

La difesa dell’Arcipelago, il già anziano comandante Riccio l’aveva affidata al giovane capitano della Real Marina, Felice De Costantin. E forse mai, nella breve storia dell’Arcipelago (250 anni che si celebrano proprio quest’anno), scelta fu più appropriata. La posizione conquistata dai francesi a Santo Stefano esponeva la piccola flotta sarda al loro fuoco. E fu così che le mezze galere, che pur intensamente rispondevano al fuoco degli assalitori, vennero spostate, su ordine di De Costantin, verso Caprera. I francesi non sparavano dalla torre conquistata, ma da un pianolo posto più avanti, dal quale dominavano La Maddalena. Dinanzi a loro rispondevano al fuoco il forte di Balbiano (comandato dal pilota Rossetti), il forte Sant’Andrea (comandato da Riccio), il forte Sant’Agostino. A comandare il bombardamento francese c’era Napoleone che aveva inventato l’archipendolo, uno strumento che migliorava mira e tiro delle palle e che usava in quel frangente procurando non pochi danni alle abitazioni civili dell’Isola. Una palla cadde anche all’interno della chiesa. Il fitto fuoco francese sull’abitato nascondeva in tentativo di sbarco su la Maddalena. Infatti, dopo ave conquistato Spargi e Santo Stefano i francesi si apprestavano a sbarcare a Maddalena. E ci provarono in massa, a ponente, nella zona di Tegge, appoggiati dal fuoco intensissimo della Favette. Ma furono respinti, dopo alcune ore di combattimento, dall’accanita resistenza degli uomini comandati da Vittorio Porcile.

(2 – continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 25 aprile 2017. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.