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Quando maddalenini e galluresi sconfissero Napoleone: Il ruolo della chiesa nei fatti del 1793 (3)

La posizione conquistata dai francesi a Santo Stefano esponeva la piccola flotta sarda al loro fuoco. E fu così che le mezze galere, che pur intensamente rispondevano al fuoco degli assalitori, vennero spostate, su ordine di De Costantin, verso Caprera. I francesi non sparavano dalla torre conquistata, ma da un pianolo posto più avanti, dal quale dominavano La Maddalena. Dinanzi a loro rispondevano al fuoco il forte di Balbiano (comandato dal pilota Rossetti), il forte Sant’Andrea (comandato da Riccio), il forte Sant’Agostino. A comandare il bombardamento francese c’era Napoleone che aveva inventato l’archipendolo, uno strumento che migliorava mira e tiro delle palle e che usava in quel frangente procurando non pochi danni alle abitazioni civili dell’Isola. Una palla cadde anche all’interno della chiesa. Il fitto fuoco francese sull’abitato nascondeva in tentativo di sbarco su la Maddalena. Infatti, dopo ave conquistato Spargi e Santo Stefano i francesi si apprestavano a sbarcare a Maddalena. E ci provarono in massa, a ponente, nella zona di Tegge, appoggiati dal fuoco intensissimo della Favette. Ma furono respinti, dopo alcune ore di combattimento, dall’accanita resistenza degli uomini comandati da Vittorio Porcile.

La postazione di Punta Tegge non solo resistette all’attacco ma la mattina del 23 febbraio scaricò sugli assalitori un fitto fuoco che procurò danni seri alla fregata la quale dovette riparare dietro Santo Stefano, nella cala di Villa Marina. Fu a quel punto che il comandante De Costantin, contando molto sul vigore dei suoi uomini ne inviò un manipolo, di notte, composto tra gli altri da Domenico Millelire, sulla costa sarda dirimpettaia a Vela Marina, dove era riparata il grosso della squadra francese. Il bombardamento che ne seguì l’indomani, il 24 febbraio, non solo danneggiò altre navi ed ancora la stessa ‘ammiraglia’ ma alleggerì il fuoco francese sull’abitato di Maddalena, dovendo questi rispondere al fuoco maddalenino che li aveva colti alle spalle. I maddalenini collocarono una seconda batteria di cannoni alcune centinaia di metri più ad Est.

Fu a qual punto che i francesi, sia per rompere il tentativo d’assedio sia per dare una svolta alla battaglia, organizzarono improvvisa, l’invasione di Caprera. Ci provarono in due ondate successive, coperti dalle navi e dal loro fuoco. Ma ancora una volta i maddalenini, comandati da Tommaso Zonza respinsero con veemenza e coraggio gli attacchi. Nel frattempo, sulla costa antistante l’isola di Santo Stefano erano giunti oltre 500 miliziani provenienti da Tempio ed altri paesi della Gallura, comandati da Thiesi. Non avevano molte armi a disposizione ma si disposero lungo tutta la costa, da Capo d’Orso fin oltre l’attuale Porto Rafael. E la notte accesero centinaia di falò, dando così ai francesi l’impressione di essere ancor più minacciosamente circondati. L’infruttuoso esito degli attacchi, l’inaspettata ed accanita resistenza dei maddalenini ed il sopraggiungere dei rinforzi provenienti dalla Gallura, evidentemente scoraggiarono il morale degli assalitori-occupanti, tanto che si registrò tra loro anche qualche avvisaglia di ammutinamento. Ciò non impedì ai francesi di intensificare il fuoco contro l’abitato, sempre diretto dal Napoleone, che studiava nuovi piani di invasione dell’Isola madre, nella convinzione che non potesse resistere più a lungo.

A La Maddalena la sera del 25 febbraio 1793 si tenne un consiglio di guerra. Si convenne ancora una volta che la miglior difesa poteva essere solo l’attacco. E così fu deciso. Per la notte si pensò ad una impresa – quasi disperata –  che poteva essere tragica o eroica. E la si affidò all’ardimentoso Domenico Millelire. Il quale, con soli altri 15 uomini armò una lancia con un cannone, uno solo, e, protetto dalle tenebre, si infilò all’imboccatura del porto di Villa Marina dove erano riparate il grosso delle navi francesi. Il fuoco di fila ed improvviso che ne seguì, unito a quello dei cannoni posti sulla costa sarda il giorno prima, a quello proveniente dalle navi della piccola flotta sabauda e a quello dei fortini Balbiano Sant’Andrea e Sant’Agostino, fu micidiale per i francesi non solo in termini intimidatori ma anche materiali e di danni. Con Domenico Millelire che sbarcò sull’isola di Santo Stefano si riversarono anche alcune centinaia di miliziani galluresi che avevano nei giorni precedenti posto l’assedio dalla costa del Parao (Palau). Ci furono morti e feriti. Per i francesi, fu lo scompiglio e la fuga precipitosa verso le navi che disordinatamente ripresero il largo. Tra i fuggiaschi c’era anche Napoleone che nella fretta e per la paura di rimanere a terra, prigioniero dei maddalenini e dei galluresi, abbandonò a Santo Stefano il suo archipendolo. Domenico Millelire ebbe la medaglia d’oro da parte del Re Sabaudo Vittorio Amedeo III. Napoleone, umiliato e sconfitto dai maddalenini ritornò in Corsica, e di là nel continente francese, iniziando poi la sua irresistibile ascesa, segnata tuttavia all’inizio, da questa precipitosa fuga e da inequivocabile sconfitta subita alla Maddalena e impartitagli dalla flotta sabauda, dai maddalenini e dai galluresi. (3 – continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 27 aprile 2017. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.