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Quando maddalenini e galluresi sconfissero Napoleone: Il ruolo della chiesa nei fatti del 1793 (7)

Il bonifacino Antonio Costantini, deputato corso a Parigi, fece parecchie pressioni ed una relazione all’Assemblea Nazionale francese per convincerla a votare l’invasione dell’arcipelago maddalenino, sostenendo con forza che “queste isole non sono difficili da conquistare perché gli abitanti, d’origine corsa, saranno lusingati da essere uniti a quest’isola e, di conseguenza, alla Francia”.

Questa convinzione portò probabilmente ad un errore di valutazione da parte francese ed ebbe il suo peso sull’esito della campagna. Il viceré Vincenzo Balbiano dal canto suo, oltre a mobilitare i vari governatori e le varie guarnigioni costiere ed interne, provvide a nominare il nobile Giacomo Manca di Tiesi, comandante generale delle milizie galluresi, con sede a Tempio. Mons. Michele Pes, vescovo di Ampurias e Civita, a sua volta, attribuì al proprio vicario generale, canonico Antonio Spano Azara, il delicato incarico di tesoriere e responsabile del vettovagliamento delle truppe e delle milizie. Compito assolto non senza difficoltà, sia organizzative che di reperimento del fabbisogno necessario.

Alla fine del gennaio del 1793 il vescovo, evidentemente preoccupato per il possibile precipitare della situazione, pubblicò una enciclica con la quale si vietava rigorosamente nella diocesi “l’ingresso de’scritti sediziosi di Corsica”. Fitte corrispondenze dovettero intercorrere in quel periodo tra la curia ed i vari parroci galluresi. A La Maddalena, nel frattempo, il governatore Giuseppe Riccio, oltre a schierare la modesta una squadra navale comandata dal capitano Felice De Costantin (che nella circostanza dell’assalto assunse poi il comando generale delle operazioni), ottenne per rinforzo della guarnigione un centinaio di uomini del contingente svizzero Courten di stanza a Sassari e di oltre un centinaio di miliziani galluresi.

Questi ultimi erano accompagnati ed assistiti dal canonico don Bernardino Pes, giunto a La Maddalena appositamente da Tempio “per incoraggiare ed animare quei volenterosi soldati”, pronti a combattere “per la difesa della nostra santissima religione, piissimo sovrano e patria – e come egli stesso scrisse –  disposti a sacrificare la vita in difesa di quel posto”. (7-continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 26 giugno 2017. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.