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Quando maddalenini e galluresi sconfissero Napoleone: Il ruolo della chiesa nei fatti del 1793 (8)

La scelta di campo dei corso-maddalenini maturò in maniera convincente per i comandanti militari  alla fine del novembre 1792 quando, attraverso il sindaco Giò Batta Zicavo ed altri membri del Consiglio Comunitativo, chiesero che, in vista dell’imminente attacco, i loro familiari venissero fatti sfollare in Gallura. Il governatore Riccio, accolta con sollievo tale richiesta che garantiva senza ombra di dubbio la volontà di resistere all’invasore e metteva al riparo da possibili tradimenti (i familiari dei maddalenini potevano all’occorrenza trasformarsi infatti in ostaggi), fece trasferire in Gallura donne, vecchi, bambini ed ammalati, affidandoli alla non sempre impeccabile organizzazione messa su dal canonico Spano Azara che sistemò un centinaio di sfollati a Tempio (tra i quali la stessa moglie del comandante Riccio) ed una cinquantina a Luogosanto. I maddalenini abili alle armi furono inquadrati in milizie divise in 6 compagnie. Antichi racconti ricordano l’iniziativa del sacerdote Luca Demuro (poi viceparroco di La Maddalena) il quale, con i soldi affidatigli dai maddalenini avrebbe trattato, con i contrabbandieri di Aggius, l’acquisto delle armi indispensabili per la difesa. Si racconta anche che pochi giorni prima dell’assalto francese il parroco Giacomo Mossa avrebbe nascosto, in un terreno nei pressi della stessa chiesa, il modesto tesoro di Santa Maria Maddalena, composto da qualche pezzo d’argento e pochi soldi. La necessità di galvanizzare la popolazione attorno ad un simbolo forte che fosse ideologico e religioso insieme portò il governatore Riccio a chiedere che venisse dipinto uno stendardo da combattimento. (8-continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 14 settembre 2017. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.