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Quel 23 febbraio del 1793 … la chiesa in prima linea nella difesa dall’assalto corso-francese

(di Claudio Ronchi) – Indubbiamente, 226 anni fa, a La Maddalena e in tutta la Gallura, si tirò un gran sospiro di sollievo. I franco-corsi invasori si erano ritirati. L’incubo dei maddalenini di tornare alla Corsica s’era dissolto; Una Corsica, oltretutto, “impestata” dai “senza Dio”, dai rivoluzionari che “nel partir da Bastia, bruciarono la chiesa degli Angeli, dopo aver abbattuto le statue de’ santi e calpestato ciò che vi era più sacro”.

Si aveva terrore, all’Isola e in Gallura, il quel lontano febbraio del 1793, di quelle raccogliticce truppe franco-corse e dei poco raccomandabili equipaggi delle navi. Per questo il parroco Giacomo Mossa come altri preti della Diocesi, dai pulpiti, chiamavano a raccolta le popolazioni per proteggere, armi in pugno, “i muddheri, i fiddholi, i jesgi”. A queste motivazioni a La Maddalena se ne aggiungevano delle altre legate. Gli abitanti (circa 800) in gran parte nati in Corsica o figli di genitori corsi, sebbene profondamente legati a quella terra, nella quale abitavano ancora nonni, zii, cugini, fratelli, della quale parlavano orgogliosamente la lingua e ne conservavano le tradizioni, con l’occupazione militare piemontese avevano goduto di una sorta di affrancamento, svincolandosi socialmente ed economicamente dal sistema feudale corso.

La condizione di sudditi del Re di Sardegna oltre a proteggerli dal rischio, sempre presente, di incursioni barbaresche, offriva loro alternative di lavoro legate alla presenza stessa di truppe (fornitura di carni, pesce, prodotti agricoli ecc.), alla costruzione di fortificazioni e locali militari, al piccolo cabotaggio legale e di contrabbando, o all’arruolamento stesso sui Reali Legni. A La Maddalena ci fu dunque mobilitazione. Il governatore delle Isole, Giuseppe Riccio, oltre a schierare la modesta una squadra navale, ottenne per rinforzo della guarnigione un centinaio di uomini del contingente svizzero Courten e di un centinaio di miliziani galluresi. Questi ultimi erano accompagnati dal canonico don Bernardino Pes, giunto da Tempio “per incoraggiare ed animare quei volenterosi soldati”. Il cappellano Luca Demuro, secondo antichi racconti, con i soldi affidatigli dai maddalenini trattò con i contrabbandieri di Aggius l’acquisto delle armi indispensabili per la difesa. Mentre il parroco Giacomo Mossa nascose, in un terreno nei pressi della stessa chiesa, il piccolo tesoro di Santa Maria Maddalena.

Intanto il governatore Riccio aveva fatto trasferire in Gallura donne, vecchi, bambini ed ammalati, affidandoli alla non sempre impeccabile organizzazione messa su dal canonico Spano Azara che sistemò un centinaio di sfollati a Tempio (tra i quali la stessa moglie del comandante Riccio) ed una cinquantina a Luogosanto. I maddalenini abili alle armi furono inquadrati in milizie divise in 6 compagnie.

La necessità di galvanizzare la popolazione attorno ad un simbolo forte che fosse ideologico e religioso insieme portò il governatore Riccio a chiedere che venisse dipinto uno stendardo da combattimento.  L’allestimento del drappo si svolse in tutta fretta, probabilmente nella stessa chiesa parrocchiale. In esso venne raffigurata Santa Maria Maddalena, patrona dell’Arcipelago, ai piedi del Crocifisso, in atto di protezione sull’Isola. Ai lati una scritta recitava: “Per Dio e per il Re vincere o morire”. Su quello stendardo, fortemente rappresentativo della risolutezza che i difensori intendevano opporre all’invasore e delle profonde motivazioni che li animavano, ci fu il solenne giuramento dei capi famiglia combattenti, al cospetto di don Mossa. Il vessillo sventolò sul forte Sant’Andrea per tutta la durata dell’assalto francese durante il quale lo stesso parroco Mossa, “assistette al combattimento incoraggiando i difensori”.

Sull’altra sponda del braccio di mare che separa La Maddalena dall’Isola madre, sull’attuale costa di Palau, erano intanto giunti, appena avuta notizia dell’arrivo delle navi francesi, alcune centinaia tra miliziani e volontari, comandati dal cavaliere Giacomo Manca di Tiesi. Provenivano da Tempio, da Calangianus, da Aggius, da Luras, da Bortigiadas, da Monti. Scendendo verso il mare, per i tortuosi sentieri della Gallura, avevano prelevato presso il santuario di Luogosanto, per farne il loro vessillo, la bandiera di lino raffigurante il volto della Vergine. Donata oltre un secolo prima per ringraziamento per lo scampato pericolo da una incursione barbaresca, allo stesso drappo si faceva ricorso nell’invocare protezione per il nuovo pericolo proveniente dal mare. La bandiera di Nostra Signora di Luogosanto sventolò tra gli uomini in armi ed i preti che la custodivano, rassicurante testimone e a sua volta protettrice, di qua del mare, della tenace resistenza di La Maddalena, dell’eroica impresa di Domenico Millelire, della riconquista dell’isola di Santo Stefano da parte delle truppe sabaude e dei volontari galluresi, del completo ritiro della spedizione franco-corsa.

Con l’assalto del 23 febbraio del 1793 i franco-corsi, sconfitti, batterono in ritirata. Il parroco Mossa cantò in chiesa un solenne Te Deum di ringraziamento con gli stendardi esposti, al cospetto dei comandanti militari, dei marinai, dei soldati, dei combattenti maddalenini e della commossa popolazione.

Pubblicato da il 25 febbraio 2019. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.