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1916. Cent’anni fa la Prima Guerra Mondiale. La guerra di trincea (45)

Maddalena MaddaleniniIn Vallo di Ledro, l’avversario, dopo intensa preparazione di fuoco di artiglieria, attaccò insistentemente le nostre posizioni a settentrione della Conca di Bezzecca. Gli attacchi, respinti il giorno 13, si rinnovarono il 14 con maggiore violenza, ma furono parimenti ributtati. Sul Carso è continuata ieri l’azione. Per tutto il giorno, l’artiglieria nemica concentrò violento e ininterrotto fuoco di pezzi di ogni calibro sul trinceramento delle ‘Frasche’, a fine di snidare le nostre fanterie. Gli intrepidi sardi della Brigata Sassari resistettero però saldamente sulle conquistate posizioni e, con ammirevole slancio, espugnarono l’altro vicino ed importante trinceramento detto dei ‘Razzi’. Fecero nemico 278 prigionieri dei quali 11 ufficiali. Generale Cadorna”.

Il comunicato del Comando Supremo era della metà di novembre 1915. E dà l’idea di come stesse procedendo la guerra. E riguarda la Brigata Sassari nella quale combattevano anche alcuni maddalenini. In effetti in quegli ultimi mesi del 1915 e nei primi del 1916 il confronto bellico tra Italia e Austria Ungheria aveva luogo nelle trincee. Una guerra di logoramento, combattuta sotto la pioggia, il gelo, la neve.

I messaggi di Cadorna venivano letti, anche a La Maddalena, nelle scuole cittadine, e nelle caserme militari, e di tanto in tanto anche nelle manifestazioni pubbliche che venivano organizzare che venivano organizzate, nella Piazza del Comune, per sostenere il morale della popolazione.

Il generalissimo Cadorna, era ammirato ed esaltato nelle occasioni ufficiali ma fortemente criticato, ovviamente a voce bassissima, da molti militari e dalla popolazione. Cadorna, cresciuto ed educato secondo superati criteri militari di combattimento, insisteva in quei mesi con la tattica dell’attacco frontale dei fanti, i quali avevano il compito di sfondare, costasse quel che costasse, le linee avversarie. Basti ricordare che Cadorna fece combattere sull’Isonzo una decina di battaglie costate oltre 100.000 morti. Insensate carneficine di soldati lanciati alla baionetta contro cannoni e mitragliatrici, che al massimo facevano conquistare piccole posizioni che poi, spesso, venivano riprese dai nemici.

E dietro ai soldati e ai loro ufficiali (in genere tenenti e sottotenenti), che si ponevano alla testa dell’assalto, c’erano i reparti dei Regi Carabinieri, i quali avevano l’ordine perentorio di sparare su chi, più per terrore che per codardia, non riusciva ad avanzare.  

(45– continua) Claudio Ronchi  – claudioronchi@tiscali.it

Pubblicato da il 14 Novembre 2016. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.