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1916. Cent’anni fa la Prima Guerra Mondiale. La guerra non fatta di padre Salvatore Vico (52)

Maddalena MaddaleniniIl 18 maggio del 1916 Salvatore Vico, nato a La Maddalena in Via Garibaldi, classe 1896 (12 agosto), figlio di Salvatore e di Giacomina Luccioli, seminarista a Sassari, veniva dichiarato abile al servizio di leva.

Il 1° ottobre successivo, lasciato il Seminario Tridentino di Sassari, si recò ad Ozieri, dove indossò la divisa militare del Regio Esercito Italiano. Inquadrato nel 45° Reggimento di stanza a Oristano e promosso caporale, vi rimase fino al successivo mese di novembre. “Io ero un caporalino, dovevo badare ai soldati che mi erano affidati” scrisse nelle sue memorie. “Ero un soldatino che temeva di partire per il fronte di guerra …”.

È vero dunque che c’erano, in quegli anni di guerra, tanti maddalenini che, infervorati dalle idee patriottiche e carichi di spirito d’avventura e di generosità, partivano volontari per il fronte, ma ce n’erano altri, probabilmente i più, che della guerra avrebbero fatto volentieri a meno, e temevano, cioè avevano paura – sentimento umanissimo – di esserne coinvolti.

Salvatore Vico il 13 ottobre 1916 veniva inviato all’Ospedale Militare di Cagliari dove fu dichiarato rivedibile per le sue condizioni di salute. Richiamato il 18 ottobre 1917 ad Ozieri, dall’ospedale di Sassari ottenne una licenza di un anno per malattia. Dopo un ulteriore ricovero all’ospedale militare di Cagliari il 24 giugno 1918 veniva riformato.

La guerra non fatta di padre Salvatore Vico si concluse lì. Messa così, la storia del fondatore della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso, oggi Servo di Dio, per il quale è aperto un processo di Beatificazione, sembrerebbe quella di un quasi “prete” raccomandato, nipote del parroco di La Maddalena, che riuscì ad evitarsi la guerra.

C’è invece da ricordare che il giovane Salvatore Vico ebbe sempre uno stato di salute molto “cagionevole”, spesso colpito da bronchiti (una, molto seria, nel 1910 non gli consentì di sostenere gli esami al Ginnasio), che lo costrinse poi, tra il 1913 e il 1914 a “forzati periodi di assenza dal Seminario di Sassari”, soprattutto per problemi alle vie respiratorie e  “per una proliferazione di polipi” che lo obbligò, in quegli anni, ad una serie di interventi chirurgici (quattro), a Torino.

Senza contare, la rottura, nel 1913, del timpano dell’orecchio sinistro, “che dovette risultare permanente”. E negli anni successivi ne ebbe conseguenze.

(52 – continua) Claudio Ronchi – claudioronchi@tiscali.it

(Molte notizie sono tratte dal libro di Paolo Gheda, “Salvatore Vico, Chiesa e Missione nella Sardegna del Novecento”, Città Nuova Editrice, 2002).

Pubblicato da il 25 Novembre 2016. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.