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A Caprera si rischia la desertificazione – Seconda puntata –

A Caprera si rischia la desertificazione

 – Seconda puntata


 Abbiamo parlato nella prima puntata come a Caprera le indagini effettuate abbiano messo in evidenza il deperimento dei boschi di leccio, erica arborea, Acacia cyanophylla e ginepro fenicio e come abbiano identificato nei ‘patogeni’ i responsabili. Il monitoraggio e gli studi effettuati dal prof. Antonio Franceschini, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari (incaricata di uno studio sul problema da parte del Parco), insieme ai ricercatori Benedetto Linaleddu e Bruno Scanu, hanno messo in luce l’esistenza di gravi criticità causate in particolare da patogeni della famiglia delle Botryosphaeriaceae e al genere Phytophthora.  Il loro ‘assalto’ rischia di compromettere irreversibilmente la biodiversità dell’isola di Caprera e per quanto riguarda il leccio la virulenza del fenomeno (che assale la pianta anche dalle radici), può portare a breve alla scomparsa, a Caprera, della maggior parte di queste piante. I fattori che possono aver contribuito alla recrudescenza degli attacchi di patogeni nei boschi dell’isola di Garibaldi rimangono al momento sconosciuti sebbene non isolati, nel senso da anni ormai hanno riguardato varie specie di querce in diverse parti del mondo, dagli Usa alla Grecia alla Tunisia, e più recentemente anche piante come la vite, negli Usa (California, Texas) e Italia. Gli studiosi hanno detto che allo stato attuale delle indagini e delle conoscenze, sebbene non si possa escludere a priori una loro introduzione accidentale nell’Isola con materiale vegetale infetto, si può ipotizzare, considerata la forma epidemica di diffusione a Caprera, “che questo fungo rientri nelle micocenosi di equilibrio delle Cupressaceae e che abbia trovato condizioni favorevoli per manifestare tutta la sua virulenza solo di recente, in seguito ai mutamenti climatici intervenuti in questi ultimi anni nei paesi che si affacciano nel Mediterraneo. Mutamenti che da un lato possono aver favorito lo sviluppo e la diffusione di questo fungo e, dall’altro lato, possono aver ridotto la naturale resistenza alle avversità delle piante, rendendole più deboli agli attacchi dei parassiti”. Un ruolo nefasto potrebbero aver avuto anche gli incendi dei decenni scorsi che oltre a distruggere migliaia di piante potrebbero aver indebolito le difese ‘immunitarie’ di quelle sopravvissute. La situazione a Caprera diventa poi ancora più complessa se si considera che sono associate a questa malattia, sembra per la prima volta in Italia, altre due Botryosphaeriaceae, il Neofusicocum australe e il  Neofusicocum luteum. Il fatto poi che gli esami abbiano rilevato a Caprera 10 specie di Phytophthora, secondo gli studiosi sottolinea il fatto che i boschi sottoposti a una forte pressione antropica siano particolarmente soggetti allo sviluppo e alla diffusione di questi microrganismi. Ma come si possono essere diffusi a Caprera? Secondi l’équipe universitaria i  patogeni potrebbero essere stati introdotti anche attraverso le operazioni di rimboschimento, cosa effettuata largamente negli ultimi decenni. Gli studi hanno evidenziato infatti come molti vivai, al giorno d’oggi, “rappresentano degli hot spots per la presenza di specie di Phytophthora”. Nei vivai infatti confluiscono e convivono varie specie vegetali, anche esotiche, ed è facile che qui vi si creino le condizioni per lo sviluppo e la diffusione di questi patogeni anche su specie vegetali che in natura, normalmente, non sono specie ospiti. Può anche accadere che le infezioni nei vivai rimangano asintomatiche per lungo tempo, scatenandosi poi una volta avvenuto il trapianto in ambienti naturali. Gli studiosi dell’Università di Sassari consigliano pertanto, da oggi in poi, che per imboschimenti e  rimboschimenti si utilizzino vivai con piantine prodotte in loco, “adottando idonee misure di coltivazione quali la raccolta dei semi da piante Phytophthora-free, la sistemazione delle piante in vasi fuori suolo, la sterilizzazione del terriccio prima dell’impiego e l’utilizzo di acqua filtrata”. C’è urgenza, di conseguenza, di adottare a Caprera, a breve, massicci interventi di bonifica fitosanitaria volti a circoscrivere e/o eliminare i focolai d’infezione delle specie di Botryosphaeriaceae e di Phytophthora. Questo anche per evitare “un’ulteriore diffusione delle infezioni sia nella stessa isola, sia nelle altre isole dell’Arcipelago di La Maddalena ad altre specie della macchia mediterranea potenzialmente suscettibili a questi patogeni”. (2 – continua) Claudio Ronchi

 

Pubblicato da il 21 Marzo 2013. Archiviato in Attualità. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.