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La Maddalena. Ospedale Paolo Merlo in chiaro scuro, prosegue l’ intervista al dr. Carlo Randaccio (2)

La Maddalena. Ospedale Paolo Merlo in chiaro scuro, prosegue l’ intervista al dr. Carlo Randaccio (2)

 Dottor Randaccio, quanto l’ospedale Paolo Merlo risponde alle esigenze della popolazione maddalenina?

“Credo che l’esperienza ci abbia insegnato che ci sono situazioni diverse che vivono anche l’ospedale di Olbia e Tempio. Quella dei mesi estivi, quando c’è un carico di presenze e di determinate patologie, e del periodo invernale. Certo, non ci si può adeguare a quelli che sono i numeri dell’estate per poi scoprire che l’inverno l’accesso al Pronto Soccorso è ridotto. Il cittadino ha diritto di scegliere dove farsi curare, il posto migliore. Perché quando noi abbiamo un problema, non ci accontentiamo di certe situazioni raffazzonate. Non si può, in periferia, pensare di fare tutto. Allora io sono sempre del parere che, premessa la libertà di scelta, dobbiamo garantire situazioni di emergenza e urgenza quando non c’è la possibilità di scegliere. Noi dobbiamo garantire l’urgenza immediata, l’infarto, cosa che da anni, incontestabilmente, viene trattato bene e con professionalità. Nei primi momenti, rispettando i tempi, i protocolli, poi il paziente viene trasferito, a Olbia o a volte direttamente a Sassari. Noi dobbiamo garantire la sopravvivenza, per esempio, di un incidentato, in un’emorragia cerebrale, adoperando tutti i mezzi a nostra disposizione, a seconda dell’orario, dei giorni e delle situazioni”.

L’elisoccorso purtroppo non funziona la notte…

“Non funziona in tutta la Sardegna perché funziona al contrario! Ad esempio con un paziente in emorragia cerebrale io chiamo la centrale operativa e la metto a conoscenza della situazione. Il neurologo può vedere la situazione attraverso il computer della nostra Tac e mi dice: portalo o non portàrlo! E se sono in un momento che non lo posso portare con l’elicottero lo porto in ambulanza. La centrale operativa non è a conoscenza della situazione. Mi chiede, dimmi dove devo andare, dimmi con chi hai parlato, dimmi che ti sei cercato un posto… e a me mi viene da dire: e dimmi cosa devi fare tu se tutte queste cose le devo fare io! Nelle altre regioni non funziona così. A parte che c’è il 118 che è abilitato al volo notturno, quando c’è l’esigenza danno direttamente loro la risposta. Ti dicono: ok me lo vengo a prendere e lo sistemo direttamente io, e non passano ore. Ora succede che magari c’è il posto in Neurologia e da qui stesso mi devo preoccupare se c’è il posto nella Rianimazione. Perché se lì non c’è posto devo mandarlo in un altro ospedale. Nella disorganizzazione, a causa di questi esempi che ho descritto, devo dire che è anche molto quello che facciamo noi. È importante dire che qui garantiamo adeguatamente bene questo tipo di servizio”.

Ma a La Maddalena prima alcune specialistiche erano presenti ora non più …

“Sì, ma cosa si faceva prima? Di che interventi stiamo parlando? Di che chirurgia stiamo parlando? Di una chirurgia che non c’è più. Stiamo parlando delle resezioni gastriche, delle ulcere gastriche. Sono cose che sono sparite. Anche come patologie. Oramai si fa la videolaparoscopia, sono cambiate le tecniche. E chi è che ha cambiato passo per adeguarsi a queste cose? Non gliene fregava niente a nessuno! La Chirurgia è stata chiusa perché sono rimasti solo due chirurghi, perché è andato in pensione il primario, perché è cambiata la chirurgia. Ci sono patologie che sono scomparse dal tavolo operatorio. Perché non è pensabile affrontare una chirurgia senza un centro trasfusionale, senza la disponibilità di sangue. Quando facciamo un cesareo programmato andiamo a prendere il sangue. Non c’è una rianimazione, per metterla su ci vogliono risorse sia strumentali che di personale. In mezz’ora siamo alla rianimazione di Olbia, che ci ha sempre accettato i pazienti”.

(2 – continua) Claudio Ronchi

 

Pubblicato da il 15 Dicembre 2012. Archiviato in Attualità. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.