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Arzachena. Architetti, fattevi missionari della cultura del bello; di un bello caratterizzato

(di Claudio Ronchi) – Quante volte abbiamo pensato o abbiamo commentato che alcune realizzazioni non rispondessero affatto ai canoni di un bello comunemente apprezzato ma anzi abbiamo pensato o abbiamo definito certe costruzioni brutte se non addirittura pacchiane? E quante volte abbiamo pensato che certe costruzioni non fossero contestualizzate, o meglio, che cosa ci facessero all’interno dei nostri invidiati e caratteristici paesaggi, tipicamente sardi?

È pur vero che il gusto è soggettivo ma è anche più vero che su molti aspetti i gusti sono più che comuni a più persone (il buon gusto comune) come è vero il contrario. Questa premessa, da parte di chi scrive, fa da cappello a quanto affermato qualche giorno fa ad Arzachena dall’assessore regionale all’Urbanistica Quirico Sanna, proprio su questi argomenti. Il quale assessore, rivolgendosi agli architetti ha detto loro che hanno una responsabilità enorme.

“Voi architetti dovete essere missionari della cultura del bello in architettura”. Il concetto di bello, di alta qualità “non deve essere un concetto meramente filosofico ma deve essere istituzionalizzato e applicato in architettura, nella nostra architettura”.

L’assessore andato poi oltre, quando ha parlato “di esaltazione della nostra identità; lo dico – ha detto – perché in un mondo globalizzato essere individuati è importante. Oggi voi architetti, voi ingegneri, voi geometri, avete la possibilità di dare un servizio enorme, anche dal punto di vista culturale”.

Il turista, ha proseguito l’assessore regionale all’urbanistica Quirico Sanna, “deve riconoscersi nella nostra terra! Un azionista importante di un fondo del Medioriente mi diceva: io non voglio arrivare in Sardegna e trovarmi la lampada rossa, io voglio trovarmi una costruzione sarda”.

Il discorso evidentemente non si riferiva soltanto a ciò che viene costruito in ambito turistico ma ha una portata più generale. “Anche sull’agro dobbiamo intervenire; sull’agro bisogna smetterla di costruire scempi, bisogna costruire case agricole culturalmente legata alla nostra tradizione, non si può continuare a vedere tipo la casa svedese ad esempio”.

Pubblicato da il 24 Novembre 2019. Archiviato in Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.