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GAZZETTA di MADDALENA del MATTINO. Domenica 22 marzo, 9 notizie isulane

Osservare le prescrizioni anti Coronavirus. Si raccomanda l’osservanza di tutte le prescrizioni governative, regionali e sindacali, in tema di lotta al Coronavirus. (Red)

Troppa gente in giro, lo dice la Croce Verde.Crediamo sia davvero importante oggi come non mai la collaborazione da parte di tutta la collettività maddalenina inerente all’emergenza covid-19”. A scriverlo ieri è stata la Croce Verde di La Maddalena. “Ad oggi notiamo ancora troppa gente che circola in tutto il nostro territorio senza aver rispetto in primis per chi è in prima linea in questa guerra invisibile e silenziosa, e poco rispetto verso chi, con enormi sacrifici, è in quarantena seguendo le regole basilari nonché ordinanze e decreti in vigore.  Vi preghiamo di aiutarci restando a casa per il bene di tutta la nostra comunità. Restate a casa!”. (Red)

Farmacia di turno. Oggi, domenica 22 marzo, è di turno la Farmacia Pinna di Via Garibaldi. (Red)

Per chi ha bisogno, la Caritas c’è. Le Caritas maddalenine, di Santa Maria Maddalena e Moneta, in questi difficili tempi di pandemìa, continuano a garantire assistenza a chi ne ha bisogno, per il mangiare e per le medicine (Vedi su Gallura Informazione articolo pubblicato ieri). (CR)

Croce Verde per chi ha bisogno. Informa la Croce Verde onlus che svolge il servizio di Pronto Farmaco, cioè di ritiro di impegnative e farmaci, ritiro analisi, svolgimento di piccole commissioni. Questo tutti i mercoledì e venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00. Precisa la Croce Verde che il richiedente paga solo il farmaco richiesto ed un’offerta libera “minimo un euro”. Per informazioni chiamare il 371.3757158. (Red)

Comunicazioni del parroco. Il parroco don Andrea Domanski ricorda che su fecebook, “Comunità Pastorale La Maddalena”, oggi, domenica 22 marzo, permanendo chiuse le chiese causa pandemìa, si può seguire: Ore 11:00 Messa e Benedizione Eucaristica della Città; ore 15:00 Coroncina alla Divina Misericordia; ore 17:00 Rosario dalla chiesa di Madonna della Pace di Stagnali. Le Messe si possono seguire anche tramite Radio Maria, Sat 2000 e TelepadrePio, nonché su Rai1. (CR)

Don Gianni Sini: qui c’è lo zampino del diavolo. Don Gianni Sini, conosciuto a La Maddalena per aver curato per tanti anni a Radio Arcipelago, la rubrica settimanale “Gallura e Anglona”, è convinto che dietro la pandemìa di coronavirus ci sia “lo zampino del diavolo”. Lo riferisce l’Unione Sarda del 20 marzo. Don Gianni, oltre a essere il parroco della Saletta in Olbia è l’esorcista della Diocesi. Di sicuro il maligno ora gioisce – ha affermato don Sini – anche perché questo allarme ha portato a chiudere le chiese, non celebrare messe, a non amministrare i sacramenti. Oltretutto gli esorcisti come lui non possono operare su coloro che sono posseduti dal demonio e lui di questi casi in diocesi ne sta seguendo ben cinque. (CR)

Anniversari di morte: Cinquant’anni fa 50 anni fa, Ignazio Felice Petretto, 25 febbraio 1885-21 marzo 1970. Cinquant’anni fa 50 anni fa, Nicola Conti, 17 dicembre 1889-21 marzo 1970.Vent’anni fa, Umberto Italo Traverso, 12 aprile 1901-22 marzo 2000; Vent’anni fa, Giovanna Uccioni, 22 novembre 1922-23 marzo 2000; Vent’anni fa Gelsomina Palmieri vedova Zuddas, 17 marzo 1916-23 marzo 2000. (Red)

Maddalena nella storia … I primi maddalenini: Pastori o marinai? Interessanti aspetti dei primordi della comunità maddalenina, collocati storicamente nella seconda metà del Settecento, furono messi in evidenza da Alberto Sega, del Corisma (Comitato Ricerche Storiche Maddalenine), cultore di studi storici, ufficiale della Marina in pensione. E lo fece nel convegno organizzato dalla Scuola Sottufficiali, il 2 dicembre 2010 nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario della sua istituzione, convegno sul tema: ‘L’arcipelago di La Maddalena e la Marina Militare’. Nell’ottobre del 1767 allorquando i militari del Re di Sardegna misero piede nell’Arcipelago “le persone presenti erano in numero di 185, divise in 36 famiglie. Delle quali 21 abitavano nell’isola di Maddalena e 15 in quella di Caprera.  Le relazioni dell’epoca riferiscono che gli abitanti erano pastori corsi che abitavano in case di pietra con tetti formato da frasche variamente intrecciate”. L’osservazione che mosse nel convegno, Alberto Sega, fu che quegli uomini, nell’Arcipelago presenti anche con le loro mogli e figli, fossero sì pastori ma anche marinai. Alcuni probabilmente solo marinai. Queste persone, ricordò Sega, “provenivano sistematicamente dalla Corsica, da dove portavano le loro greggi e armenti, ma non direttamente su barche ma addirittura in acqua, tenendoli aggiogati alle barche stesse. Con una difficile manovrabilità quindi, delle imbarcazioni, che doveva richiedere una perizia marinaresca non del tutto comune, non certamente minima. Non erano quindi solamente pastori. Erano anche marinai. Attraversavano frequentemente questo tratto di mare che, normalmente, anche d’estate, presenta delle condizioni metereologiche piuttosto severe”. L’analisi di Sega si spinse oltre, rilevando che alcuni di costoro possedevano barche loro, “con le quali facevano commercio, e non arrivavano solamente fino al fiume Liscia oppure a Terranova, l’attuale Olbia, ma anche a Malta, a Civitavecchia, a Livorno. Come altra attività avevano quella del traffico del contrabbando di varie merci, soprattutto verso la Corsica, formaggio, pellami, carni, grano. Ed erano anche piuttosto coraggiosi”, precisò il relatore. A dimostrazione di ciò riportò una relazione del comandante Felice De Costantin il quale, nel 1793, appena 26 anni dopo l’occupazione, li definì come “naturalmente coraggiosi” e addirittura “la parte più preziosa dell’equipaggio”. L’ammiraglio Des Geneys, fondatore della Marina Sarda confermò questo giudizio, definendoli, il “nerbo degli equipaggi della Marina del Re” e ancora “i più agguerriti della Marina da Guerra”. Ed erano passati pochi decenni dall’occupazione militare. Ciò significa che coloro che facilmente si ‘arresero’ all’ufficiale savoiardo al motto ‘Viva chi vince’, erano sì pastori ma anche naviganti, e comunque il mare e l’ardimento scorrevano nelle loro vene. E soprattutto lo erano già, o lo sarebbero stati molto presto, i loro giovanissimi figli, alcuni dei quali destinati di lì a poco a diventare eroi. Domenico Millelire, giusto per citarne uno ‘a caso’, che all’epoca dell’occupazione aveva 6 anni. E un altro, sempre ‘a caso’, Tommaso Zonza di anni ne aveva 11. (CR)

CORTESEMENTE, si invitano le lettrici e i lettori a segnalare eventuali possibili errori o imprecisioni nelle notizie. Mail claudioronchi@tiscali.it   oppure al 3714615814 per chiamate, sms o whats app. GRAZIE

Pubblicato da il 22 Marzo 2020. Archiviato in Brevi,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.