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I Cent’anni di zia Maria Zara Porqueddu: “Antonè, fammi fa’ bella figura!”

Maria Zara Porqueddu 100 anni nel 2014“Antonè, fammi fa’ bella figura!”. Per una persona di cent’anni rivolgersi alla nuora “preferita”, chiedendole di aiutarla a fronteggiate una situazione particolare, quella cioè di avere intorno una cinquantina di persone venite a festeggiarla, la dice lunga sulle condizioni generali di zì Maria, giunta sorridente, sobriamente elegante e profumata, nella saletta della comunità che la ospita da pochi mesi, tra gli applaudi, gli abbracci, i baci, gli auguri, il ricco buffet, i brindisi, la grande torta recante il numero 100, le foto. “Sogu stata trattata da Regina” diceva ogni tanto a chi ancora si complimentava con lei. Sabato 13 settembre, presso la Comunità Padre Salvatore Vico di Moneta, ha festeggiato i propri Cent’anni, Maria Zara Porqueddu. C’erano i figli, i nipoti, la nuora, il genero, il direttore Claudio Ciucci, il presidente della comparativa Futura Giovannella Pisano, il personale, gli ospiti della comunità alloggio, il vice sindaco Fabio Canu, l’assessore Maria Pia Zonca, il suo medico Michele Demontis ed altri parenti e amici. Nata a La Maddalena nel 1914, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, è arrivata a cent’anni, passando dall’era dei lumi a petrolio a quella di internet. Figlia di Giovanni Zara e Chiara Fastame, quinta di 8 figli, in via Eleonora d’Arborea ha trascorso tutta la propria vita, tra la casa natale posta all’inizio della scalinata di granito e quella costruita col marito sulla sommità della stessa. Il marito, Angelino Porqueddu, morto nel 1983, era scalpellino a Cava Francese, poi, prima della guerra, andò a lavorare nelle cave di granito dell’Asmara e nel dopoguerra fu assunto al Genio Marina. Dall’Africa mandava a casa i soldi con i quali lei ha costruito la loro casa. “Ha costruito”, perché al mastro muratore che piano piano la tirava su, in granito, lei faceva da manovale, si metteva i pantaloni e l’aiutava a fare l’impasto, “portandogli bujolu e cantoni sul ponte” ricorda il figlio Michele. Una donna energica, dal punto di vista fisico, e di grande carattere. Fino al 2005, quando si ruppe il femore, e aveva 92 anni, saliva e scendeva dallo Spiniccio, a piedi e da sola, con la spesa. “La prima tappa, ogni mattina era in chiesa”, ricorda il figlio Michele, dove si soffermava per le preghiere. Poi al mercato e negli altri negozi, fermandosi a chiacchierare con le amiche che incontrava. Con la caduta e la rottura del femore sembrava che, vista l’età, dovesse rimanere immobilizzata, invece, racconta ancora Michele, “dopo 2 giorni che l’avevano operata, l’hanno messa in piedi e … è andata, cioè ha camminato …”. Ritornata a casa ha voluto vivere da sola, ha rifiutato la badante, anzi, l’ha fatta scappare; “Le abbiamo messo la seconda … ed è andata via subito anche lei. Non voleva nessuno. E così io, ma soprattutto mia moglie Antonella, l’abbiamo accudita. Lei le portava il pranzo ed io la cena. Mentre alle 6:30 del mattino io salivo da lei e le preparavo il caffè, la colazione e poi andavo al lavoro. Ma voleva rimanere da sola, non ha voluto né la badante né venire a casa nostra. Poi, piano piano, ha ripreso a farsi le cosette di casa, a camminare da sola e ad accudirsi da sola, a tenere la casa come uno specchio, come ha fatto in tutta la sua vita”. Ma a gennaio di quest’anno 1914 è caduta di nuovo, e si è rotta l’altro femore. A Tempio l’hanno operata d’urgenza. Il recupero però, questa volta, non è stato come quello precedente e poco dopo il ritorno a Maddalena ha accettato, nell’aprile di quest’anno, di andare a stare nella casa di riposo. Ora si muove preferibilmente in carrozzella. Alla Comunità Padre Salvatore Vico ci rimane volentieri, ci dice ancora il figlio Michele, in un ambiente accogliente che consente agli ospiti di trascorrere serenamente le loro giornate. Maria Zara Porqueddu ha avuto 3 figli, Giuseppina (che vive a Genova ed ha una figlia, Sabrina), Michele (morto a 13 mesi) e Michele impiegato comunale (che del fratellino ha preso il nome) che ha 2 figli, Alessandro e Angelo. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 7 Ottobre 2014. Archiviato in Attualità. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.