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La Maddalena. (5) Quando a Spalmatore c’erano i pirati … con le foto del fondale

Foto Stefano d’Urso

Foto Stefano d’Urso

Spalmatore, ricostruzione grafica di Francesco Demontis

(di Claudio Ronchi) – “Ricordo quello che dicevano alcuni anziani pescatori e naviganti. Raccontavano che una volta a Spalmatore c’era una grande banchina che partiva da un lato e arrivava all’altro, trasversale rispetto alla parte finale della baia. Poi fu demolita, un po’ dal mare ma soprattutto perché le pietre vennero utilizzate per realizzare il banchinamento attuale”. Il banchinamento al quale si riferivano i pescatori è quello tuttora esistente realizzato nel 1915 a supporto e servizio della batteria navale di Spalmatore. A raccontarci questa storia fu qualche anno fa il sub Fanino Curreli, il quale immergendosi nella baia con Roberto Marche ha affermato aver avuto la conferma di quanto ricordava di aver ascoltato molti anni prima quando, giovanissimo, amava soffermarsi a Cala Gavetta ad ascoltare gli avventurosi racconti degli anziani lupi di mare. “In quella zona ci siamo immersi spesso, per provare le bombole, ed abbiamo notato nel fondale non solo la presenza di massi in

Foto Stefano d’Urso

Foto Stefano d’Urso

parte disposti ancora in un certo ordine ma anche quella di frammenti di legno, probabilmente appartenuti ad antiche imbarcazioni e poi anche pali conficcati tra le rocce del banchinamento sommerso. Non solo ma nel fondale abbiamo notato la presenza di frammenti di ceramiche e di rocce tondeggianti, forse munizioni di antichi cannoni, e di diaspri”. L’ipotesi che aveva formulato Fanino Curreli ed il suo più giovane collega era quella che quel sito possa essere stato utilizzato in passato da pirati saraceni e corsari

Stefano d’Urso e Fanino Curreli

Foto Stefano d’Urso

turchi. “Del resto – sosteneva Curreli – la rada, estremamente protetta dai venti dominanti, nascosta da un’alta scogliera e munita di acqua, poteva essere stata utilizzata come ricovero e covo di sciabecchi e golette, sempre pronti ad attaccare e depredare navi da trasporto di passaggio”. La presenza umana in quel sito – affermava sempre Curreli – “è provata dal fatto che abbiamo rinvenuto anche resti di pasto come ossa di animali, e frammenti di vasellame. Abbiamo anche visto pietre particolari non originarie del luogo, chiara testimonianza della presenza di navi e uomini che lì dovettero portarle”.
Le foto
A corredo di quanto affermato, Fanino Curreli, ci fornisce le foto che potrebbero confermare quanto da lui supposto. Foto scattate dal sub Stefano D’Urso, sottufficiale della Marina Militare, napoletano di nascita e maddalenino d’adozione. Hanno effettuato insieme l’immersione il 9 maggio 2012, nel pomeriggio. “Siamo scesi in mare dal lato ‘dritto’ della banchina” ha affermato D’Urso, “e ci siamo diretti verso la zona indicata da Fanino. Mi ero immerso più volte in quel mare ma nel fondale, non essendo esperto nel settore, non avevo mai notato la particolarità di quel banco di rocce”. Le rocce si estendono in lunghezza per quasi un centinaio di metri, da un lato all’altro della cala e per una larghezza di 5-6 metri. Le foto Stefano D’Urso le ha realizzate con una Nikon D7000 reflex digitale con obbiettivo grandangolare. Le proponiamo all’attenzione dei lettori, un tassello in più, e non di poco conto, a sostegno della tesi che lì effettivamente un tempo ci sia stato un banchinamento, forse utilizzato proprio dai pirati. (5- fine) – Claudio Ronchi

Pubblicato da il 22 Aprile 2019. Archiviato in Attualità,Cultura,News,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.