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La Maddalena. Da Olbia per salvare per il Punto Nascita; stesse patologie, cure diverse tra uomo e donna (2)

(di Claudio Ronchi) – “Mi sono trasferita da Olbia in questa vostra città per il mio legame ad un motivo etico che è quello di partecipare a tutti i momenti di difficoltà della vita della donna. E per il lavoro che ho sempre fatto, che è quello della ginecologa ostetrica, non c’è un momento più drammatico nell’interpretare le esigenze delle donne di La Maddalena come quello della chiusura del Punto Nascita”.

Parole d’indubbio livello morale ed umano, queste pronunciate da Rina Pileri, che dovrebbero risuonare nelle coscienze di chi ha si è preso la responsabilità di certe decisioni.

Questo, per me – ha proseguito la Pileri – è stato come un’esplosione interiore che non mi lasciava tregua finché io non fossi riuscita a trasferirmi qua. E così, dopo otto mesi di richiesta ce l’ho fatta, ed eccomi qua, da quattro anni ormai, orgogliosa d’esserci! Non molliamo e teniamo alto il vessillo dell’esigenza, per le donne, d’avere un’assistenza diversa, un’assistenza speciale, un’assistenza di rispetto”.

L’intervento della ginecologa dell’ospedale maddalenino è avvenuto durante la conferenza organizzata dal presidio di Occupazione Ospedale Paolo Merlo, sulla “sanità di genere” lo scorso 5 febbraio, sul quale abbiamo pubblicato ieri la prima puntata.

Medicina di genere è certamente quella che riguarda l’ostetricia e la ginecologia ma non può limitarsi solo a questi campi. Sembra strano, ha proseguito la dottoressa Pileri, “che gli organismi istituzionali di alto livello, come quelli europei, come l’Onu, come tutte le strutture sovragovernative, debbano ancora tirare le orecchie ai governi per sollecitare la loro l’attenzione alle problematiche femminili. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità recentemente ha dovuto, proprio parlando di educazione di genere e di sanità di genere, richiamare i governi europei. Soltanto i governi del Nord Europa hanno un po’ più di rispetto …”.

L’Italia non ha mai trattato fino ad oggi il problema della sanità di genere, ha proseguito la Pileri. C’è però una novità recente, la legge n. 3 del 15 febbraio 2018 “che finalmente parla di salute di genere, di sanità di genere. Finalmente una legge che consenta alla classe medica di formarsi a questo tipo di istruzione, perché purtroppo la classe medica è la prima a non conoscere questo aspetto ovvero lo conosce ma in modo così superficiale da non essere poi influente ed efficace e determinante, per esempio nella scelta delle terapie da utilizzare per quella stessa patologia, quando colpisce la donna o quando colpisce l’uomo”. (2-continua)

Pubblicato da il 7 Febbraio 2019. Archiviato in Attualità. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.