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La Maddalena: Pillole di storia 8. La Confraternita di Sant’Erasmo

La Maddalena: Pillole di storia 8. La Confraternita di Sant’Erasmo.

Nel 1802 undici ma­rittimi costituirono la Confraternita di Sant’Erasmo (vescovo e martire, patro­no dei naviganti). Sant’Erasmo era allora assai venerato a La Maddalena sia dai discendenti degli originari abi­tanti corsi – ben presto diventati marinai – sia dalla colonia genovese e toscana che sempre più in maniera significativa si stabilì nell’Arcipelago, dedicandosi ai commerci ed ai trasporti marittimi. A Sant’Erasmo si ‘contrapponeva’, San Silverio, venerato ed invocato dalla numerosa colonia di pescatori campani. Nel 1838 la Confrater­nita di Sant’Erasmo fece costruire, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, immediatamente a sinistra (per chi guarda) dell’ abside un altare in muratura, con tabernacolo di marmo e porticina di legno raffigurante la Santa patrona dell’Arcipelago. Acquistò inoltre, col­locandola nella nicchia dove tuttora si trova, la bella statua lignea di Sant’Erasmo con ai piedi un veliero. Era allora parroco don Antonio Addis (dal 1832 al 1855). Negli stessi anni la Con­fraternita acquistò anche un ampio appezzamento di terreno (“chiuso”) nella zona di Nido d’Aquila-Cala Francese, e nel 1840 una campana (tuttora facente parte di quelle collocate sul campanile della chiesa) e l’orologio della facciata della Chiesa, col tempo guastatosi e andato perduto. Nel 1854 la Confraternita fu sciolta e nel 1856 il priore depose la cassa nelle mani di don Michele Addis Mamia (parroco dal 1855 al 1885). I debiti e i beni della Confraternita vennero rilevati dal padrone marittimo Pasquale Volpe che fino al 1895 organizzò, nella ricorrenza del 2 giugno, la Festa di Sant’Erasmo. Così fecero i suoi eredi fino al 1950. L’altare di Sant’Erasmo fu demolito nel 1952 durante i lavori di ristrutturazione della chiesa. Oggi rimane la nicchia con la bella statua lignea sotto la quale alcuni anni fa vennero posti una mensola di marmo ed altri elementi decorativi, sempre in marmo. La parrocchia di S.Maria Maddalena è rimasta proprietaria del “chiuso” di Nido d’Aquila-Cala Francese, che nel corso del tempo è stato adibito a cava di granito. Durante i lavori del G8, nel 2009, buona parte del materiale di riporto di cava sono stati utilizzati per interventi di riempimento nell’ex Arsenale Militare.  Claudio Ronchi

 

Pubblicato da il 31 Marzo 2012. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.