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La Maddalena. Quando non fu realizzato il grande acquario di Moneta

(di Claudio Ronchi) – Fu nell’aprile del 2006, di 13 anni fa, che fui invitato dall’ing. Luigi Gallo a visitare l’ex Deposito Cavi della Telecom di Moneta, delle strutture cilindriche in cemento, collocate nella zona Vaticano, oggi non più esistenti.  E in quell’occasione l’ingegnere maddalenino mi presentò il progetto del Grande Acquario, da lui concepito e studiato, il progetto di quello che sarebbe potuto diventare uno dei dieci più grandi acquari d’Europa, unico in Sardegna. L’Acquario Marino di La Maddalena, sarebbe dovuto sorgere dalla ristrutturazione ed adeguamento dell’ex deposito cavi, 30 vasche delle quali 8 molto grandi, nelle quali si sarebbero riprodotti gli ambienti sottomarini, collegati da ascensori subacquei e forniti di numerosi punti d’osservazione dislocati su due piani, su una superficie coperta di oltre 3metri quadrati su 18 mila complessivi. Le specie ospitate sarebbero state prevalentemente mediterranee ma non sarebbero mancate anche quelle tropicali. Il progetto prevedeva, oltre agli spazi espositivi classici, quelli tecnici, informativi, aule didattiche, vasche curatoriali, locali di preparazione per i cibi per gli animali, aule multimediali. Prevedeva inoltre adeguati spazi per servizi e ristoro. Un’opera grandiosa, che potenzialmente avrebbe contribuito notevolmente all’incerto percorso di riconversione di La Maddalena, appena agli inizi. Dopo l’annuncio della partenza della Marina degli Stati Uniti d’America, presente a La Maddalena dal 1972, voce-base dell’economia e dell’occupazione isolana, unitamente a quella della Marina Militare Italiana (in fase di disimpegno dopo il trasferimento dell’Ammiragliato e l’annunciata chiusura dell’Arsenale), il progetto, fino ad allora visto più come una curiosità ipotetica, prese decisamente corpo, rientrando tra quelli che il presidente della Regione, Renato Soru, considerava importanti per il passaggio, si diceva allora con una certa enfasi, da un’economia militare e con le stellette, italiane e straniere, ad una economia di pace e turistica. Il progetto dell’Acquario di Moneta fu uno degli 11 trasmessi a Cagliari alle “Intese” con la Regione Sardegna e fu oggetto di adeguamento del Puc da parte del Consiglio Comunale. Cosa successe poi? Ci fu l’annuncio del G8 e il progetto del grande Acquario, concepito e studiato dall’ingegnere maddalenino Luigi Gallo, venne spazzato via, nel 2008, da quelle progettazioni che avrebbero dovuto accogliere, a La Maddalena, i grandi della Terra. Gli interventi sul fronte Est dell’ex Arsenale, sul quale sarebbero dovute sorgere importanti strutture funzionali al Grande Evento G8, allora coperto dal segreto di Stato, prevedevano, per la loro realizzazione, oltre alla cancellazione del cantiere navale privato di Costantino Fara anche la demolizione delle grandi vasche dell’ex Deposito Cavi, all’interno delle quali ed attorno alle quali si sarebbe dovuto realizzare la grande struttura dell’Acquario. Concepito come simbolo del recupero dell’area di Moneta, polo di sviluppo territoriale, punto di eccellenza per una cultura della conservazione dell’ambiente marino, previsto con una superficie di 18.000 metri quadrati, con una capacità di 2 milioni di litri di acqua, con 30 vasche espositive riproducenti ambienti marini ed i loro abitanti, realizzato sul modello del grande acquario di Genova, l’Acquario di La Maddalena, ponendosi tra le maggiori attrattive eco-culturali d’Italia, avrebbe potuto convogliare sull’Arcipelago fino 200.000 visitatori l’anno (questo almeno era il calcolo degli ideatori). Tutti poi, e amaramente, sappiamo come siano andate le cose. E dell’idea grandiosa dell’Acquario non rimane che il progetto che si sarebbe dovuto realizzare utilizzando i grandi vasconi che, per il G8 che non c’è stato, sono stati demoliti. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 26 Maggio 2019. Archiviato in Attualità,Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.