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La Maddalena. Sbocconcelli di Storia/3: I primi maddalenini: Pastori o marinai?

(di Claudio Ronchi) – Interessanti aspetti dei primordi della comunità maddalenina, collocati storicamente nella seconda metà del Settecento, furono messi in evidenza da Alberto Sega, del Corisma (Comitato Ricerche Storiche Maddalenine), cultore di studi storici, ufficiale della Marina in pensione. E lo fece nel convegno organizzato dalla Scuola Sottufficiali, il 2 dicembre 2010 nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario della sua istituzione, convegno sul tema: ‘L’arcipelago di La Maddalena e la Marina Militare’. Nell’ottobre del 1767 allorquando i militari del Re di Sardegna misero piede nell’Arcipelago “le persone presenti erano in numero di 185, divise in 36 famiglie. Delle quali 21 abitavano nell’isola di Maddalena e 15 in quella di Caprera.  Le relazioni dell’epoca riferiscono che gli abitanti erano pastori corsi che abitavano in case di pietra con tetti formato da frasche variamente intrecciate”. L’osservazione che mosse nel convegno, Alberto Sega, fu che quegli uomini, nell’Arcipelago presenti anche con le loro mogli e figli, fossero sì pastori ma anche marinai. Alcuni probabilmente solo marinai. Queste persone, ricordò Sega, “provenivano sistematicamente dalla Corsica, da dove portavano le loro greggi e armenti, ma non direttamente su barche ma addirittura in acqua, tenendoli aggiogati alle barche stesse. Con una difficile manovrabilità quindi, delle imbarcazioni, che doveva richiedere una perizia marinaresca non del tutto comune, non certamente minima. Non erano quindi solamente pastori. Erano anche marinai. Attraversavano frequentemente questo tratto di mare che, normalmente, anche d’estate, presenta delle condizioni metereologiche piuttosto severe”. L’analisi di Sega si spinse oltre, rilevando che alcuni di costoro possedevano barche loro, “con le quali facevano commercio, e non arrivavano solamente fino al fiume Liscia oppure a Terranova, l’attuale Olbia, ma anche a Malta, a Civitavecchia, a Livorno. Come altra attività avevano quella del traffico del contrabbando di varie merci, soprattutto verso la Corsica, formaggio, pellami, carni, grano. Ed erano anche piuttosto coraggiosi”, precisò il relatore. A dimostrazione di ciò riportò una relazione del comandante Felice De Costantin il quale, nel 1793, appena 26 anni dopo l’occupazione, li definì come “naturalmente coraggiosi” e addirittura “la parte più preziosa dell’equipaggio”. L’ammiraglio Des Geneys, fondatore della Marina Sarda confermò questo giudizio, definendoli, il “nerbo degli equipaggi della Marina del Re” e ancora “i più agguerriti della Marina da Guerra”. Ed erano passati pochi decenni dall’occupazione militare. Ciò significa che coloro che facilmente si ‘arresero’ all’ufficiale savoiardo al motto ‘Viva chi vince’, erano sì pastori ma anche naviganti, e comunque il mare e l’ardimento scorrevano nelle loro vene. E soprattutto lo erano già, o lo sarebbero stati molto presto, i loro giovanissimi figli, alcuni dei quali destinati di lì a poco a diventare eroi. Domenico Millelire, giusto per citarne uno ‘a caso’, che all’epoca dell’occupazione aveva 6 anni. E un altro, sempre ‘a caso’, Tommaso Zonza di anni ne aveva 11. (CR)

Pubblicato da il 26 Marzo 2020. Archiviato in Cultura,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.